[528.] Stor. della Letter. Ital. t. IV, l. III, c. 5, § 24.

[529.] Talvolta i predicatori parlavano al popolo in latino, ossia litteraliter et sapienter: indi lo spiegavano in italiano, ossia maternaliter. Veggansi le Antich. Estensi ad an. 1189, t. I, c. 36.

[530.] Ciò s'intende facilmente ammettendo che la lingua dotta d'Italia non è il dialetto toscano, comechè di tutti il migliore, ma una lingua universale, a formare la quale concorsero più o meno tutti i dialetti. Veggansi tra gli altri Dante De vulgari eloquio, ed il bel dialogo di Pierio Valeriano da me pubblicato nell'Appendice del primo Tomo della Storia letteraria della Piave.

[531.] Lodovico Castelvetro in una sua erudita lettera, che sarà in breve pubblicata con molte altre tuttavia inedite, prova che Pietro delle Vigne, ed il giudice Colonna di Messina ec. scrissero poesie in provenzale ed in siciliano, niente in lingua italiana. N. d. T.

[532.] Tiraboschi p. IV, l. III, c. 3, § 5, p. 360.

[533.] Dantes Aligh. de vulgari eloquio c. 12.

[534.] Scrisse Dante che a' suoi tempi, cioè verso il 1300, non erano ancora passati 150 anni da che si era incominciato a scrivere in lingua italiana In vita nova. L'anno 1158 regnava ancora Ruggeri I, re di Sicilia. Pare che a' suoi tempi e ne' suoi stati si tentasse per la prima volta di far versi italiani. Suo nipote, Guglielmo II, accordò la sua protezione ai poeti: la sola azione che gli procurò il soprannome di buono.

[535.] Anche questo è detto poco cautamente perchè molti dialetti lombardi possono mostrare diverse opere stampate da qualche secolo, ed assai ne' tempi a noi più vicini. N. d. T.

[536.] Azzo VII regnò dal 1215 al 1264. — Rimangono tuttavia molti poemi de' trovatori italiani e provenzali fatti in onore delle dame di casa d'Este in principio del secolo XIII. — Tirab. l. III, c. 3. Muratori Ant. Est. t. II, p. 20. — Millot Hist. des Troubadours t. I, p. 278. t. III, p. 431, ec.

[537.] Tiraboschi t. IV, l. III, c. 2. p. 334.