[58.] Ptolomeus Lucensis Hist. Eccles. l. XXIV, c. 31. p. 1200, Script. Rer. It. t. XI.

[59.] Gio. Villani l. VIII, c. 6, p. 348. — Il Villani vuole accaduto questo trattenimento dopo la rinuncia di Celestino. Ma non è probabile che il cardinale Caietano provocasse tale rinuncia prima d'avere assicurata la sua elezione, tanto più che dopo non avrebbe potuto aver luogo per essersi i cardinali subito chiusi in conclave.

[60.] Ferreti Vicent. Hist. l. II, p. 966, t. IX.

[61.] Ptolom. Lucens. Hist. Eccl. l. XXIV, c. 32, p. 1201.

[62.] Inferno c. III, v. 58. Alcuni commentatori negarono che Dante avesse in vista Celestino; ma la loro obbiezione intorno all'epoca della sua morte, è mancante di fondamento; e Petrarca l'intese come noi, quando ne fece rimprovero a Dante. De Vita Solit. l. II, Sect. III, c. 18, p. 302 ed. Basileæ.

[63.] Questo racconto si è preso da una vita di Celestino V scritta da Pietro Aliaco, cardinale e suo coetaneo, l. II, c. 15, 16, 17, apud Surium Vita Sanctorum t. III, 19 maggio.

[64.] Avendo il nostro autore riportato intorno all'abdicazione il sentimento di Dante, non dispiacerà ai lettori di vedere quale fosse l'opinione del Petrarca: «Ma più d'ogni altro (egli scriveva nel l. II, c. 18 De Vita Solitaria, che qui riferisco compendiosamente tradotto) illustre è l'esempio di Celestino, il quale, deposto il gravissimo carico del papato, con quella alacrità cercò di ripassare nella mal abbandonata solitudine, che altri avrebbe mostrata trovandosi improvvisamente sciolto dalle nemiche catene. Il quale magnanimo fatto del santissimo solitario ascriva ognuno liberamente a qualsisia motivo, e lo reputi degno di biasimo o di lode; che in quanto a me lo credo essere stato egualmente utile a lui ed al mondo, per l'inesperienza sua delle umane faccende, le quali, per essersi sempre occupato della contemplazione delle celesti, aveva affatto trascurate.... Ho udito dire da coloro che furono presenti quando usciva dal concistoro in cui aveva deposto il gran peso che gli sfavillava negli occhi una cotale allegrezza che aveva dell'angelico. Nè a torto, perciocchè sapeva il valore di ciò che ricuperava, nè ignorava quello che perdeva. E certo egli passava dalle fatiche al riposo, dalle insane agitazioni della corte ai divini colloquj ec. — E se non glielo vietava il comando del suo successore, sarebbesi all'istante restituito, anche a piedi, su quell'ispido monte, da cui gli si apriva facile via al cielo.» N. d. T.

[65.] Horat. Tursel Hist. Lauret. l. I, c. 6-9. — Rainald. Ann. Eccl. 1294 § 24. p. 466 e 1295, § 58. p. 487.

[66.] Noi abbiamo pure due vite di papa Bonifacio VIII, scritte da autori quasi coetanei, che riferiscono senza difficoltà i miracoli di Celestino V, ma nulla dicono della santa Casa. Vita Bon. VIII, ex MS. Bernardi Guidonis Rer. Ital. t. III, p. 670. — Vita ejusdem ex Amalrico Augerio t. III, p. II, p. 435.

[67.] Marin. Sanuto Secreta Fidelium Crucis l. III, p. XII, c. 21, 22. — Gesta Dei per Francos t. II, p. 230.