[292.] Jo. Simonetae, l. IX, p. 403. — Marin Sanuto Vite dei Duchi, t. XXII, p. 1126.

[293.] Cristof. da Soldo Istor. Bresc., t. XXI, p. 843.

[294.] Jo. Simonetae, l. IX, p. 403.

[295.] M. A. Sabellico Ist. Ven. Dec. III, l. VI, f. 189. — Marin Sanuto, Vite dei Duchi, p. 1127. — Ant. Cornazzani de Vita et gest. Barthol. Coleionis, l. IV, p. 18, ap. Burmannum Thesaur., t. IX, p. VI.

[296.] Jo. Simonetae, l. IX, p. 407. — Niccolò Machiavelli Ist. Fior., l. VI, p. 212.

[297.] Jo. Simonetae, l. IX, p. 408. — Jos. Ripamontii Hist. Med., l. V, p. 611.

[298.] Non trovasi in tutta la storia d'Italia verun esempio di una signoria, o principato (e con tal nome indicavasi una sovranità non feudale innalzata in seno ad una repubblica) che sia passata ad una donna. Il Monferrato era bensì passato per le femmine dalla casa degli antichi marchesi ai Paleologhi, ma era da lungo tempo un feudo imperiale, non una signoria, e com'era diversa la sua origine, diverse n'erano ancora le leggi. Il regno di Napoli, egualmente retto dalle leggi feudali, passava in eredità alle femmine. Il primo diploma per l'instituzione del ducato di Milano non regola l'ordine della successione, onde sembra confermare le leggi di già stabilite: ma un secondo diploma, emanato in Praga da Wencislao il 13 ottobre del 1396, ristringe la successione ai maschi, figli di maschi, nati di legittimo matrimonio, ed in mancanza loro, ai discendenti naturali di sesso maschile di Giovan Galeazzo, qualora solennemente legittimati dall'imperatore. Veruna femmina non viene chiamata in qualsiasi caso alla successione. Ann. Med., t. XVI, c. 158, p. 828.

[299.] Jo. Simonetae, l. X, p. 411. — Enguerrand, de Monstrelet Chron., v. III, p. 5.

[300.] Jo. Simonetae, l. X, p. 413.

[301.] Ivi, p. 414.