Le prime comunicazioni diplomatiche de' Veneziani colla Persia sono un notabile avvenimento nella storia de' viaggi, e per conseguenza in quello dello spirito umano; queste aprirono alle osservazioni degli Occidentali sconosciuti paesi; sparsero i primi lumi sulla geografia fin allora tanto confusa, e diedero in certa maniera principio al periodo in cui noi viviamo: periodo il di cui più manifesto carattere è la comunicazione stabilita fra tutti i popoli della terra.
Le avventure di quei primi viaggiatori in Oriente furono descritte in relazioni originali conservate fino a' nostri tempi. Furono traslatate in latino e stampate in calce alla Historia Rerum Persicarum del P. Bizarro. La prima è quella di Giosafatto Barbaro, che può risguardarsi come un modello dell'ingegno, dell'osservazione e dell'aggiustatezza di spirito (p. 458 e seguenti). Il Barbaro, dopo la presa di Seleucia fatta dal Mocenigo, conobbe l'impossibilità di giugnere in Persia con tutto il suo corteggio. Lasciò in Creta i doni che la repubblica mandava per mezzo suo ad Ussun Cassan; si congedò a Seleucia da' suoi compatriotti, e malgrado la sua avanzata età, si pose coll'ambasciatore di Persia e pochissima gente ad attraversare paesi barbari. Da Tarso seguì la strada della piccola Armenia, poi del paese dei Curdi. Il suo piccolo corteggio fu attaccato in mezzo a questi popoli di assassini; il suo compagno, l'ambasciatore di Persia, fu ucciso, come pure il suo segretario e due persone del suo corteggio. Il Barbaro rimase gravemente ferito ed interamente spogliato; ma egli non si smarrì di coraggio, proseguì il suo viaggio, ed all'ultimo trovò a Tauride Ussun Cassan. Questo monarca gli fece un magnifico accoglimento, e non cessò mai di mostrargli i più grandi riguardi ne' cinque anni che lo tenne alla sua corte. Quando morì Ussun nel 1488, Giosafatto Barbaro tornò a Venezia per la strada d'Aleppo colle carovane che attraversavano gli stati soggetti ai Mamelucchi ed al Soldano di Egitto.
Nello stesso tempo la repubblica aveva pure mandati due altri ambasciatori al Sofì per due diverse strade: uno di questi, Leopoldo Bettoni, recossi alla sua corte per la strada di Trebisonda, ma non iscrisse il suo viaggio: l'altro, Ambrogio Contarini, tenne la strada del nord dell'Europa, per evitare più sicuramente le imboscate dei Turchi, ed abbiamo ancora la sua relazione. Il Contarini partì da Venezia il 25 febbrajo del 1473; andò prima a Francoforte sull'Oder, ove giunse il 29 di marzo; attraversò in appresso la Polonia per Posna, Lublino e Kiovia; trovavasi il primo di maggio in quest'ultima città, ed il 16 era a Caffa, di dove s'imbarcò per la Colchide e per le rive del Faso. Nella Georgia e nella Mingrelia dovette soffrire assai della tirannide dei principi e del malvagio carattere dei popoli: finalmente, attraversando l'Armenia, entrò negli stati d'Ussun Cassan; ma non potè raggiugnere questo sovrano che ad Ispaan in novembre dello stesso anno. Si trattenne tutto l'inverno alla sua corte, prese giuste nozioni intorno alla potenza del sovrano della Persia, che tutti gli scrittori latini esageravano oltre ogni credere; conobbe che la sua patria non potrebbe altrimenti ritrarne i vantaggi che ne sperava, e che nella battaglia di Cara-Issar Ussun Cassan aveva tutt'al più sotto i suoi ordini quaranta mila uomini, quasi tutta cavalleria. Dopo avere raccolte queste notizie, che potevano avere una grande influenza sulla repubblica di Venezia, partì in principio di giugno del 1474 per tornare in Europa. Tenne la strada praticata nell'andata, in mezzo a fatiche ed a rischj grandissimi, fino alle sponde del Faso. Ma colà ebbe il profondo rammarico di sentire che i Turchi, avendo concepito qualche sospetto intorno alle relazioni degli Occidentali coi Persiani, guardavano tutte le strade, e che, essendosi fatti padroni di Caffa, non gli permettevano di tenere la via che aveva progettata. Il Contarini conobbe allora che altro partito non gli restava che quello di rientrare in Europa, attraversando la Moscovia. Tornando a dietro nella Media, arrivò a Derbent sul mar Caspio; vi si trattenne tutto l'inverno in mezzo a poveri pescatori, e ripartì il 6 aprile del 1475 per Astracan, città in allora soggetta ai Tartari: attraversò i loro deserti e quelli della Moscovia, travagliato incessantemente dalla miseria e dalla fame. Il 26 di settembre giunse finalmente in Mosca, ove il gran duca gli somministrò danaro per conto della repubblica di Venezia. Ma il Contarini non potè partire da quella capitale avanti il 21 gennajo del 1476. Passando per Smolensko e Troki, ove trovò il re Casimiro; per Varsavia, Francoforte sull'Oder e Norimberga, giunse finalmente a Venezia il 10 aprile del 1476 dopo avere fatto uno de' più arditi viaggi, di cui si abbia memoria.
[455.] M. A. Sabellici Dec. III, l. IX, l. 216. — Callim. Experiens de Venet. contra Turcas, p. 409. — Coriol. Cepio, l. II, p. 352.
[456.] Ann. Sultanor. Osmanidarum, ab ipsis Turcis memoriæ proditi, et a Leunclavio editi Byzant., t. XVI, ed Ven., p. 258, Paris., 330. I Latini danno a Maometto 320,000 uomini, e 350,000 ad Ussun Cassan. Dem. Cantemir, l. III, c. 1, § 27.
[457.] Ann. Turcici, Byzant. Ven., p. 258. — M. A. Sabellici Dec. III, l. IX, f. 217. — Ann. Eccl. Rayn. 1473, § 8, p. 249. Questa disfatta d'Ussun Cassan fu rappresentata come una vittoria ai Polacchi, che Catarino Zeno voleva persuadere ad entrare in una lega contro i Turchi. Dlugoss. Hist. Polon., l. XIII, p. 498.
[458.] M. A. Sabellici Dec. III, l. IX, f. 216. — Coriol. Cepio, l. II, p. 357.
[459.] Il nome di Giano (Janus) nella casa di Lusignano veniva dall'essere uno di que' principi nato a Genova (Janna), dopo la brillante spedizione di Cattaneo e di Fregoso.
[460.] Enguerrand de Monstrelet, v. III, f. 74.
[461.] Comm. Pii Papae II, l. VIII, p. 175-176.