[315.] Bern. Segni Stor. Fior., l. I, p. 6.
[316.] G. Jovii hist. sui temporis, l. XXV, p. 22. — Ben. Varchi, l. III, p. 109. — Scip. Ammirato, l. XXX, p. 372.
[317.] P. Jovii, l. XXV, p. 22. — Scip. Ammirato, l. XXX, p. 372. — Ben. Varchi, l. III. p. 109.
[318.] Jac. Nardi Ist. Fior., l. VIII, p. 329. — Ben. Varchi Stor. Fior., l. III, p. 111. — Comment. di Filippo de' Nerli, l. VII, p. 151.
[319.] Mentre trattenevansi in Pisa, Pietro Valeriano Bolzanio, precettore de' Medici e confidentissimo di papa Clemente, passò inosservato a Lucca; ed avendo ogni cosa concertata con quella signoria, eludendo la vigilanza dello Strozzi e la timidità del Passerini, condusse i suoi allievi in quella città; di dove, attraversando la Lunigiana, passarono a Piacenza, poi a Parma. Vedi la Storia de' Letterati Bellunesi di Stefano Ticozzi, volgarizzatore della presente storia.
[320.] Jac. Nardi, l. VIII, p. 330. — Fr. Guicciardini, l. XVIII, p. 453. — Ist. di Gio. Cambi, t. XXII, p. 318. — P. Jovii Hist., l. XXV, p. 22. — Benedetto Varchi, l. III, p. 119. — Bern. Segni, l. I, p. 13. — Fr. Belcarii, l. XIX, p. 597.
[321.] Ist. di Gio. Cambi, t. XXII, p. 319. — Benedetto Varchi, l. III, p. 116. — Comm. di Filippo Nerli, l. VIII, p. 153. — Scip. Ammirato, l. XXX, p. 372.
[322.] Jac. Nardi Ist. Fior., l. VIII, p. 331. — Ist. di Gio. Cambi, t. XXII, p. 321. — Ben. Varchi, l. III, p. 125. — Comm. di Filip. de' Nerli, l. VIII, p. 159.
[323.] Ist. di Gio. Cambi, t. XII, p. 323-329. — Jac. Nardi Ist. Fior., l. VIII, p. 331. — Scip. Ammirato, l. XXX, p. 373. — Ben. Varchi, l. III, p. 130. — Ser Filippo Nerli, l. VIII, p. 161. — Bernardo Segni, l. I, p. 12.
Niccolò Macchiavelli, che co' suoi scritti aveva contribuito a conservare l'amore della libertà, e che tanto aveva per essa sofferto non potè partecipare alla ristaurazione del governo repubblicano. Egli morì il 22 giugno del 1527, non ancora compiuto un mese dopo il suo ritorno dall'ultima legazione presso Francesco Guicciardini all'armata della lega. Qualunque sia stato lo scopo ch'egli proposesi scrivendo il libro del Principe in cui espose le teorie della tirannide, questo scopo non fu meglio inteso da' suoi contemporanei che dalla posterità. I suoi concittadini gli rimproveravano d'avere in quel libro insegnato al duca d'Urbino a togliere ai facoltosi le ricchezze, ai poveri l'onore, a tutti la libertà. Quest'accusa gli fece praticare inutili sforzi per ritirare dalla circolazione un libro che gli creava tanti nemici; questa rimosse il popolo dal restituirgli la carica di segretario dei dieci della guerra che aveva occupato prima del 1512. Gli fu preferito Francesco Tarugi, uomo di bassa condizione, ma più costumato del Macchiavelli, ed egualmente affezionato alla libertà, di cui non aveva mai abbandonata la causa. Ben. Varchi Stor. Fior., l. IV, p. 210. Tale preferenza ha potuto cagionare al Macchiavelli un amaro disgusto, che forse affrettò la di lui morte, attribuita ad una colica epatica.