[83.] Ben. Varchi, l. XI, p. 229. — Bern. Segni, l. IV, p. 124. — Jac. Nardi, l. IX, p. 379. — Gio. Cambi, t. XXIII, p. 68.

[84.] Fil. de' Nerli, l. X, p. 225. — Fr. Guicciardini, l. XX, p. 545. — P. Jovii, l. XXIX, p. 166.

[85.] Ben. Varchi, l. XI, p. 235. — Jac. Nardi, l. IX, p. 380.

[86.] Ben. Varchi, l. XI, p. 239. — Bern. Segni, l. IV, p. 124. — Gio. Cambi, t. XXIII, p. 69.

[87.] Ben. Varchi, l. XI, p. 245. — Fil. de' Nerli, l. X, p. 239. — Gio. Cambi, t. XXIII, p. 70.

[88.] Jac. Nardi, l. IX, p. 381. — Fil. de' Nerli, l. X, p. 241. — B. Segni, l. IV, p. 119.

[89.] Ben. Varchi, l. XI, p. 246-250. — Jac. Nardi, l. IX, p. 382, 383. — Fil. de' Nerli, l. XI, p. 244. — P. Jovii, l. XXIX, p. 173.

[90.] Ben. Varchi, l. XI, p. 257.

[91.] Bened. Varchi, l. XI, p. 256-260. — Jac. Nardi Ist. Fior., l. IX, p. 387. — Fr. Guicciardini, l. XX, p. 545. — Istor. di Gio. Cambi, t. XXIII, p. 73. — Fil. de' Nerli, l. X, p. 242. — Ber. Segni, l. V, p. 128. — P. Jovii, l. XXIX, p. 175.

La storia di Firenze di Jacopo Nardi termina colla presa della città e collo stabilimento della balìa. È scritta con un certo che di candore e di lealtà che ci affeziona allo storico; vi si ravvisa l'amico della libertà, l'uomo religioso e dabbene. Il Nardi non risguardava il suo libro come terminato, e lo avrebbe distrutto quando stava per morire, se fortunatamente non ve ne fossero stati di già varj esemplari presso altre famiglie. Per altro i primi sei libri, che comprendono l'accaduto dall'anno 1494 fino alla morte di Leon X, sembrano avere ricevuta tutta la perfezione che l'autore poteva loro dare. Lo stesso non può dirsi degli ultimi tre; la narrazione vi si trova appena abbozzata, e pare che l'autore gli scrivesse senza avere sott'occhio i materiali che doveva adoperare. Trovansi in questi ultimi tre libri alcuni errori di fatto e di date, molte ripetizioni, molto disordine, ed alcuni pezzi che non sembrano essere stati dall'autore riletti. Jacopo Nardi ebbe qualche parte nella rivoluzione del 1527; e perciò fu tra gli esiliati, che la balìa del 1530 privò della loro patria. Il Nardi fu in appresso incaricato dagli emigrati di portare le loro lagnanze all'imperatore intorno alla violazione della capitolazione di Firenze, di esporre le loro ragioni in una scrittura che fu mandata a Carlo V. Fino alla fine della sua vita, che terminò in esilio, Jacopo Nardi lavorò, malgrado la povertà e la vecchiaja, a procurare vindici alla libertà della sua patria. La sua storia si stampò in Firenze in 4.º nel 1584 in un volume di 590 pagine.