E interruppe le sue faccende, per andare a contare i cani:
— Avete ragione, Bill. «Palla di Sego» è partito.
— È sparito con la rapidità d’un lampo. Deve essere stato il fumo a nasconderci la sua fuga.
— Nè lui nè noi siamo fortunati. L’avranno inghiottito vivo. Scommetto che urlava come un dannato, quando lo sgozzavano. Maledetti!
— È stato sempre un cane pazzo — fece Bill.
— Per quanto pazzo fosse, può un cane essere tanto matto da suicidarsi così?
Enrico lanciò uno sguardo sui superstiti del tiro, valutando, con un sommario calcolo mentale, il loro carattere e le loro attitudini.
— Posso giurare che neppure uno di questi si abbandonerebbe ad un gesto simile: anche a picchiarli a bastonate, rifiuterebbero d’allontanarsi.
— Io ho sempre pensato, — fece Bill — e lo ripeto, che «Palla di Sego» doveva avere il cervello un tantino guasto.
Tale fu il discorso funebre in morte di un cane che lasciò la vita lungo il viaggio, seguendo un cammino della terra del Nord.