«E, anzi, sono persuaso che la difesa rinunzierà a inoltrarsi in così vani strattagemmi.»
L'avvocato Arzellini, che guardava fisso l'avvocato fiscale, e non perdeva sillaba di tutto quello che diceva, scosse vivamente il capo, e battendo un pugno sulla tavola, esclamò ad alta voce:
—Vedremo…. se saranno vani!
Il presidente fece al focoso patrocinatore un'altra ammonizione.
«Vani stratagemmi!—riprese l'Avvocato fiscale, in tuono sempre più veemente.—Imperocchè, ammesso questo dramma d'amore, qual parte vi avrebbe avuto l'inquisito? Sarebbe stato egli forse il bel cavaliere, per cui la donna sospirava e si comprometteva, andandolo a visitare nella stanza misteriosa? Sarebbe stato egli, che aspettava una amante e la rifocillava di canditi e di vino di Cipro? Egli, che avrebbe nell'impeto, nell'accecamento della gelosia assassinato il pittore Gandi suo rivale?
«E come potrà la difesa darci un racconto plausibile del modo con cui il Gandi fu condotto, tratto nell'agguato?….
«Chi si rivolgerà ad uno stolido, ad un idiota per commettergli sì ardua, sì delicata, sì terribile impresa, e in che modo un idiota la forniva con tanta intelligenza, con tanta audacia, con tanto abominevole precisione?
«Perchè egli oggi ha così avvedutamente taciuto il nome del suo complice, e lo ha sottratto alle insistenti ricerche della giustizia?
«È questa la critica che ci permettiamo, secondo la nostra ragione cui non possiamo rinunziare, e la nostra coscienza che non vogliamo tradire.
«È egli d'uopo ch'io mi soffermi a dimostrare gli esecrabili antecedenti dell'inquisito?