V.

Circa tre settimane dopo i fatti da noi narrati, Lucertolo si trovava una sera sulla Piazza del Granduca: oggi soltanto: Piazza della Signoria.

Tra le quattro e le cinque pomeridiane, la Piazza era frequentatissima: vi si affollavano operai, impiegati, le coglie, come si chiamavano allora i giovanotti eleganti, le più vispe donnette del popolino, le serve coi bambini, qualche prete, e, diremo più sotto il perchè, tutti i soldati.

Intorno al castello mobile dei burattini, collocato di solito rimpetto alla fonte del Biancone, si affollava la gente, e dava in grandi scrosci di risa.

Il castello era formato da quattro tavole unite insieme e coperte all'esterno da un rozzo panno.

Ad una certa altezza, quasi l'ordinaria altezza di un uomo, sul dinanzi del castello era praticata un'apertura, che raffigurava un piccolo palcoscenico.

Un uomo nascosto tra le quattro tavole, faceva agire sul palcoscenico i suoi bizzarrissimi attori, e una donnaccola girava tra i gruppi degli spettatori, tendendo un piccolo vassoio, sul quale gli scioperati gettavano un quattrino, due quattrini.

Finito lo spettacolo l'impresario se n'andava, camminando in mezzo alle strade, sempre dentro al suo teatro.

Qua e là per la piazza erano i bruciatai, i lupinai, i venditori di ciambelle e di sommommoli caldi e tutti urlavano, davano in lazzi, facevano affari eccellenti.

Verso la cantonata di via Calzaioli, davanti a un vetusto usciolino, che si vede tuttora, e che rammenta l'antico livello della Piazza più basso dell'attuale, metteva banco ogni sera un venditore di cannelloni, conditi con cacio romano e pepe, a una crazia la porzione, delicatamente servita in un piattino coperto da altro piattino.