—Se voi non sapete che farne, io li porterò ad altri…. troverò chi può annetter loro qualche prezzo.
—Miserabile!—esclamò il principe,—e voi avete servito mia moglie, e chi sa quanto essa vi ha beneficata?
—Non abbastanza, Eccellenza, poichè mi trovo in grande bisogno…. La principessa, anzi, mi scacciò, dopo un lungo servizio, quando credette io non le potessi esser più utile…. È forse questa la mia vendetta.
Il principe rifletteva.
—Io—continuò Cristina, mentre lo vedeva torturato dalle sue meditazioni—non intendo vender a V. E. un segreto: intendo darle occasione di far un'opera di carità…. V. E. non ha molti amici nel mondo…. tutti la scherniscono, nessuno le parla il vero…. Ci sarebbe ben altro da dire.
—E che altro?—chiese il principe in un momento di suprema angoscia.
—V. E. è stato non solo disonorato, ma reso ridicolo dalla principessa…. Tutta Napoli sa che la principessa di Gorreso è la favorita del Re: e il popolo crede che V. E. abbia uno stipendio come ambasciatore, altre larghezze in compenso….
Il principe non avea mai compreso come allora l'atroce strazio, che si dovea far del suo nome, e di quante infamie lo avessero sopraccaricato.
La sua reputazione era in balìa della gente ignobile, che è lieta d'insozzare tutto quello che, per un certo tempo, le ha ispirato rispetto: il rispetto per certe superiorità sociali e certe virtù è ad alcuni animi bassi il massimo tormento: è un giogo, a scuoter il quale è lor buono ogni pretesto.
Ma il principe, dopo alcuni istanti di silenzio, durante i quali Cristina s'era occupata a ravviar le pieghe del suo abito, sedette e fece cenno alla donna che sedesse innanzi a lui. Egli avea ripreso il suo sangue freddo; voleva ormai assumere la sua parte di giudice; giudice, non crudele ma inesorabile.