Quel giorno i suoi amici, i suoi contadini, lo festeggiavano.

Il parco di Montrone era tutto imbandierato, vi erano stati eretti archi di fiori.

Domenico, a una cert'ora, contando che nessuno s'accorgesse della mancanza di lui, se ne era andato a mangiar e bere con alcuni compagni all'osteria del Falcone, tenuta dalla grossa Elisabetta, di cui egli spasimava.

E fra il bere, il corteggiare, il ridere, si era trattenuto più che non disegnava.

Ecco perchè correva a quel modo.

In fatti, già tutti si erano accorti della sua sparizione.

Egli doveva presentare al duca i contadini, e, siccome aveva lo scilinguagnolo pronto, parlare, in nome di tutti, al gentiluomo.

—E Domenico?… e Domenico?…—s'interrogavano gli uni e gli altri.

—Domenico, a quest'ora,—rispondeva uno,—sarà addormentato sotto un albero, o in un granaio, o all'ombra di qualche muro…. chi sa…. dopo aver tracannato molto….

Con maggiore insistenza degli altri avea cercato di Domenico, Cristina
Braco, cameriera della figlia del duca.