Il conte Guicciardi non potè tacere più a lungo e mormorò al presidente:

—Nella deposizione scritta manca una parte essenzialissima: la narrazione ragguagliata del modo con cui è avvenuto l'assassinio del conte di Squirace!

L'avvocato di Roberto si alzava e faceva la medesima domanda.

Enrica si sentì perder d'animo: que' momenti erano per lei troppo crudeli.

Le sembrava che l'espiazione fosse infinitamente più acerba del delitto, anzi de' delitti, ch'ella aveva commesso per il suo egoismo.

Sentiva che in quel tribunale essa era, in tal momento, la sola delinquente: e che, se fosse stato saputo tutto il vero, i giudici non l'avrebbero lasciata uscire.

Enrica, quasi tramortita, teneva gli occhi fissi sul presidente.

Già, a un cortese cenno di lui, ella si era alzato il velo.

—La domanda è importante,—insisteva l'avvocato di Roberto.—Ci preme sapere qual era la posizione de' due uomini: chi era fra loro che attaccava con energia: chi offendeva, e chi soltanto si difendeva.

Ma già si alzava il vecchio avvocato della parte civile, irruentissimo.