«Due fiori sbocciano sui margini di un ruscello. Ma ahimè! il ruscello si separa.
«In ciascuna corolla posa una gocciolina di rugiada, luminoso spirito del fiore. Il sole dardeggia su una d'esse e la fa risplendere. Ma il fiore pensa: perchè non son io sull'altra riva!
«Un giorno questi fiori si curveranno per morire, e lascieranno cadere come un diamante il loro spirito luminoso.
«Allora le due goccioline di rugiada potranno riunirsi e confondersi».
Quartina Giapponese.
[V.]
Emilio Praga.
Il poeta di cui ci occuperemo oggi è morto da una diecina d'anni e più, e i suoi versi sono, come quelli del D'Annunzio, quasi tutti inaccessibili alle signorine. Pure se siete tutte coraggiose, o almeno ginnastiche discrete, tenteremo di dar la scalata anche a quest'albero del mio verziere per rubarne qualche frutto tra i più maturi. Quelli non fanno male. E se alcuno passando osserverà, come nel poetico frammento di Saffo, che i raccoglitori dimenticarono le dolci mele rosseggianti sulla cima estrema del ramo noi risponderemo con le parole medesime di Saffo: «No, non le dimenticarono, ma non le poterono cogliere.»
Il nome del poeta è Emilio Praga. Apparteneva a quel gruppo di artisti che, dopo Mürger, si credettero [pg!196] obbligati a darsi alla vita più dissoluta e più bizzarra, per la sola ragione che essendo artisti, era necessario scostarsi in qualche modo dagli altri uomini. Era come un privilegio della casta, un'affermazione e una necessità del mestiere: ma per emergere s'impantanavano. Cominciavano dal vino, passavano all'oppio e all'haschich e finivano coll'assenzio. Sciatti, disordinati, incolti, sgarbati per progetto, spesso brutali. Gente poco piacevole, come vedete. Pure era convenuto che fossero così e si rispettavano, precisamente come quei famosi santi della Turchia; certuni anzi li esaltavano.... sempre come in Turchia. Apro la prefazione alle Trasparenze del Praga e subito c'è un signore che mi avverte con piglio severo che «Il poeta, l'uomo di genio, non può essere giudicato alla stregua del volgare galantuomo....» Dunque attente signorine! Il poeta e l'uomo di genio da una parte e i galantuomini dall'altra. E che non nascano confusioni per carità....
Per buona ventura delle signore, però, quella razza non ha durato molto. Ora se restano dei bohémiens sono giudicati codini. I poeti moderni sono tutte persone serie, studiose, cortesi, ordinate, tranquille: alcuni giungono perfino a cantare le loro mogli e la loro casa; due cose che per gli altri non esistevano...