Ho ripassato le Poesie del De Amicis con la mente ancora illuminata dai riflessi malefici di qualche centinaio di pagine d'una rarissima bellezza; ebbene, quella lirica semplice, qualche volta pedestre, sorse subitamente ai miei occhi, al mio spirito, ad una altezza, ad una dignità vittoriosa. Una feconda luce di sole dopo una magica e insidiosa notte plenilunare.
«Ecco un libro, pensai, che può far del bene.» Ah di quanta lirica moderna si può dire altrettanto? Quale altra si potrebbe quasi raccomandarvi come un ricostituente, signorine?
Cominciamo da questa:
[pg!215]
A MIA MADRE.
Amo il nome gentile; amo l'onesta
Aura del volto che il mio cor rinfranca:
Amo la mano delicata e bianca
Che le lagrime mie terge ed arresta;
Amo le braccia a cui fido la testa
Da tristi fantasie turbata e stanca:
Amo la fronte pura, aperta e franca,
Dove tutto il pensier si manifesta;
Ma più de le sembianze oneste e care
Amo la voce che mi parla il vero
E mi conforta l'anima ad amare;
La voce che ogni dì sulla prim'ora
Mi grida in suono d'amoroso impero:
È l'alba, figlio mio! Sorgi e lavora!
Scelgo dal gruppo intitolato: «Miserie.» È un sonetto che vi rattristerà, ma certe tristezze sono come il segreto e freddo battesimo della rugiada che ravviva i germi delle pianticine. Esse s'incurvano per riceverla: chiniamo il capo anche noi; perchè ci tocchi bisogna esserne degni.
II.
Povere bimbe con le vesti a brani
Curve sull'ago in abituri infetti,
Madri che al seno con le scarne mani
Vi stringete i morenti pargoletti,
Tristi fanciulli per le vie costretti
Il tozzo immondo a disputar coi cani,
Vecchi che brancolate oggi, sorretti
Dalla speranza di morir domani,
[pg!216]
Misera gente che la morte oblia,
Martorïati scheletri viventi
Per cui tutta la vita è un'agonìa,
Quante volte, nell'intimo del core,
Al mio stato pensando e ai vostri stenti,
Mi par d'essere un ladro e un impostore!
Sentite ora che umorismo fine e che delicatezza d'ispirazione. Eccola la poesia vera che aiuta a vivere, quella che non può dileguare: