Appena tornato da Leida, il mio buon maestro signor Bates mi raccomandò perchè fossi ammesso in qualità di chirurgo nel vascello La Rondine, comandato dal capitano Abramo Pannel, con cui rimasi tre anni e mezzo, facendo seco un viaggio o due nel Levante ed in altre parti. Tornato addietro, risolvei stabilirmi in Londra, al che mi confortò il detto maestro mio, signor Bates, procurandomi con le sue raccomandazioni più d'una clientela. Preso un appartamento in una piccola casa posta in Jewry Vecchia, mi pesò il celibato, onde mi sposai con mistriss Maria Burton, seconda figlia del signor Edmondo, calzettaio, conosciuto con tal cognome in contrada Newgate, e ne conseguii una dote di quattrocento sterlini.
Sfortunatamente venne a morire due anni appresso il mio buon maestro Bates: onde, avendo io pochi amici, le clientele principiarono a mancarmi; tanto più che la mia coscienza ci avrebbe patito se per amor di guadagno avessi voluto darmi alle male ciarlatanesche pratiche d'alcuni miei colleghi. Consigliatomi pertanto con mia moglie e qualche mio conoscente, presi la determinazione di mettermi nuovamente al mare. Chirurgo successivamente in due vascelli, feci per sei anni diversi viaggi in tal qualità alle Indie orientali ed occidentali, dond'ebbe qualche miglioramento la mia condizione. A bordo impiegava le mie ore di libertà nel leggere i migliori autori antichi e moderni (chè andai sempre proveduto d'una suppellettile abbondante di libri); su le spiagge, nello studiare le usanze e l'indole dei diversi popoli, e nell'impararne le lingue in che riuscivo con grande facilità, siccome dotato di una tenace memoria.
L'ultimo di questi viaggi per altro non fu gran che fortunato, onde credei d'averne abbastanza di mare, e feci proposito di rimanermene a casa con mia moglie e la mia famiglia. Venuto via da Jewry Vecchia andai a stare di casa in contrada Fetter, poi al Wapping, sperando trovar faccende fra que' marinai; ma nemmeno lì ci vidi il mio conto. Dopo essere rimasto tre anni nella speranza che le cose prendessero miglior piega, dovei buttarmi all'acqua di nuovo, ed accettai un'offerta fattami del capitano Guglielmo Prichard, comandante dell'Antilopa, che era in procinto di fare un viaggio all'Oceano australe. Salpammo da Bristol ai 4 di maggio del 1699, ed avemmo su le prime un viaggio assai prospero.
Non ci sarebbe forse il prezzo dell'opera se io incomodassi il mio leggitore, raccontandogli i particolari delle nostre avventure su quei mari: basti l'informarlo che nel nostro tragetto di li all'Indie orientali una violenta burrasca ci trasportò a maestro (nord-owest) della terra Van-Diemen, ad una latitudine, come apparve dalle nostre osservazioni, di 30 gradi, minuti 2 ad ostro. Dodici di noi erano morti per effetto delle immoderate fatiche e del cattivo nutrimento; si trovavano tutt'altro che in buona condizione i sopravvissuti. Ai 5 novembre, che è il principio della state in que' climi, era sì nebbiosa la giornata che i piloti s'avvidero di uno scoglio sol quando il vascello ne fu lontano di un mezzo tratto di gomona, ed il vento era sì gagliardo che ne spinse irremissibilmente a rompere contro di esso. Sei della brigata, ed io ne fui uno, lanciata la scialuppa nel mare, fecero con essa una giravolta onde liberarsi e dallo scoglio e dal bastimento andatovi addosso. Remigammo per circa tre leghe, secondo i miei computi, finchè già mezzo morti dalle fatiche e dai disagi sofferti nel bastimento, non fummo più buoni di durarla in questo lavoro. Ci abbandonammo pertanto alla discrezione dell'onde, nè passò mezz'ora che la scialuppa fu volta di sotto in su da un subitaneo buffo di vento settentrionale.
Che cosa divenisse de' miei compagni della scialuppa, o di quelli che poterono aggrapparsi allo scoglio, non ve lo so dire; ma dovetti crederli tutti periti. Quanto a me, mi diedi a nuotare verso dove mi dirigeva la fortuna, e lasciandomi spignere dal vento e dalla marea, spesse volte mi sono lasciato andare le gambe all'ingiù, ma senza trovare mai fondo. Sol quando fui quasi spedito, nè ero più abile ad aiutarmi da me in alcun modo, sentii che il mio piede toccava la terra; e da quel momento la burrasca aveva cominciato a calmarsi tanto ch'io era padrone di tenercelo senza lasciarmi trasportare dai marosi. Il declivo della spiaggia era sì tenue che dovei camminare circa un miglio prima di raggiugnerla, e quando ci fui, saranno state, secondo le mie congetture, le otto all'incirca della sera.