Era tutta scogli anche quest'isola, solamente sparsa qua e là di zolle e d'erbe di soave odore. Tirate a terra le mie provisioni, con esse mi refiziai, poi posi il rimanente in una delle caverne di cui abbondava quel luogo. Feci indi buon ricolto d'uova dagli scogli. poi di piante marine e di zolle secche, col fuoco delle quali io divisava arrostire alla meglio le stesse uova nel dì venturo, chè io andava inoltre proveduto di pietra focaia, di acciarino, esca e d'una lente ustoria. Passai tutta la notte nella caverna ove io avea poste a stare le mie vettovaglie, e fu mio letto ciò che doveva essere nel dì successivo il mio combustibile.
Dormii ben poco, perchè le inquietudini del mio animo, prevalendo su la mia stanchezza medesima, mi tennero desto. Io pensava all'impossibilità di conservar la mia vita in un luogo sì deserto e al misero fine ch'io vedea sovrastarmi; pure non mi movevo di lì, perchè la mia costernazione, il mio abbattimento erano sì forti ch'io non avea nemmen cuore di saltare in piedi, ed il giorno era ben inoltrato prima che mi fossi sciolto da quel letargo al segno di spuntar fuori della caverna. Camminai alquanto fra gli scogli; la giornata era sì serena ed il sole sì caldo che fui costretto voltar la faccia da esso, quando d'improvviso si oscurò, ma in un modo, come parvemi, ben diverso da quanto accade allorchè si frappone tra esso e la terra una nube. Voltomi addietro, vidi tra me ed il sole un corpo opaco che camminava su e giù nella direzione dell'isola; pareva fosse alto circa due o tre miglia su la mia testa, e coperse il sole per sei o sette minuti, ma non osservai che l'aria si fosse rinfrescata, o il firmamento annuvolato niente più che se in giorno di bel tempo mi fossi posto al rezzo di una montagna. Facendo alcuni passi innanzi sul luogo dond'io contemplava il corpo medesimo, mi parve accorgermi che fosse una sostanza solida, piatta nel fondo, ben liscia e splendentissima grazie alla riflessione delle sottoposte onde del mare. Collocatomi sopra un'altura lontana circa duecento braccia dalla spiaggia, vidi questo enorme corpo scendere ad una posizione quasi parallela a quella ov'io stava, ma ad una distanza almeno d'un miglio inglese. Toltomi di tasca il mio cannocchiale, potei pienamente discernere un grande numero di persone che camminavano su e giù lungo i lati di quella specie di pianeta, i cui orli mi sembravono inclinati, ma che cosa quella gente si facesse, non potei capirlo.
L'amore ingenito in noi della nostra conservazione m'infuse un interno moto di gioia, e mi dispose alla speranza che una tale avventura potrebbe, o d'una maniera o dell'altra, aiutarmi e tormi fuori da quella miserabilissima condizione. Il leggitore penerà a comprendere come il primo mio sentimento non fosse in vece quello dello stupore alla vista di un'isola che nuotava nell'aria, abitata da uomini, atta, così certo sembrava, ad alzarsi ed abbassarsi, o a procedere sul suo piano a grado de' suoi abitanti. Ma pensi ch'io non poteva in quel momento essere in voglia di filosofare sul fenomeno; mi diedi piuttosto ad osservare che avviamento quell'isola avrebbe preso, perchè parve per un istante che rimanesse immobile. Ma poco appresso quella mi si avvicinò di più, in guisa ch'io potei vedere come fosse circondata da logge di più ordini e di scalinate a certi intervalli per agevolare il discendere da un ordine all'altro. Nell'ordine più basso vidi diversi individui intenti ad una pesca d'uccelli che quelli facevano col mezzo di canne, altri che li stavano contemplando. Io agitava la mia berretta (chè il mio cappello da lungo tempo era andato in malora) verso l'isola, e quando ebbi questa in maggior vicinanza, chiamai ed urlai con tutta la forza della mia voce. Allora, guardando più attentamente, vidi un gruppo d'individui vólti affatto su la mia persona, e dai segni che faceano verso di me, e che si faceano fra loro, dovetti pienamente capire di essere stato osservato, ancorchè non avessero risposto nulla alle mie grida. M'avvidi di quattro o cinque uomini che corsero in gran fretta su per le scale sino alla cima dell'isola, poi si dileguarono alla mia vista. Mi occorse di non mi sbagliare nel credere che fossero stati spediti presso qualche personaggio investito d'autorità per informarlo di quanto in quel momento accadea.
Crescea sempre più la folla, ed in meno di mezz'ora l'isola fu mossa e tenuta a tale altezza che l'ordine più basso delle logge appariva in una posizione non più distante di cento braccia dall'eminenza ov'io mi era posto. Messomi allora nella più supplichevole delle posture, parlai loro ne' più umili accenti, ma senza ottenere risposta. Quelli che mi sovrastavano più da vicino, sembravano personaggi d'alto conto; tali almeno li giudicai da' loro abiti. Si diedero a conferire fra loro sul serio, a quanto congetturai, sempre guardando me. Finalmente un d'essi mandò le sue parole all'ingiù in armonioso, netto, dilicato idioma, non dissimile nel suono dall'italiano, ed in questo linguaggio io gli feci la mia risposta sperando almeno che quella cadenza riuscirebbe più gradita al suo orecchio. Ancorchè per dir vero non c'intendessimo nè gli uni nè gli altri, quel ch'io pensava fu agevolmente compreso, perchè si vedeva abbastanza in qual sorta d'angustie io mi trovassi.
Mi fecero cenno di scendere dal mio scoglio e di portarmi verso la spiaggia, il che puntualmente eseguii, e l'isola volante essendo stata posta a tal conveniente altezza che a dirittura mi sovrastasse, dalla più bassa loggia venne calata una catena con attaccata in fondo una scranna, su la quale sedutomi, fui portato in aria col ministerio di girelle.