[II.]
Un'altra battaglia fecero li Romani co' Gallici, nella quale Flamineo consolo fu mandato contra di loro, e dopo molta dura battaglia tornò vittorioso; per la quale cosa i Gallici turbati assembraro gente, e vennero contra li Romani novellamente con grande gente e molto bene guernita. Rincontra a quelli furono mandati due consoli, ciò furo Claudio Marcello e Cornello Scipio[15] e fatta battaglia con loro, tornaro a Roma vittoriosi. Altre battaglie fecero i Romani con quegli d'Osterich, delle quali furo vittoriosi.
[III.]
In quello tempo medesimo avvenne che Aniballo, che sire e imperadore era di Cartagine, assembrò grande gente, tanta quanta più ne potè avere, per vendicare lo re Amilcar suo padre di coloro che l'avevano sconfitto e morto in Ispagna; e lo re Aniballo aveva bene udito ed inteso, ch'e Romani avevano malmenati quelli di Cartagine e tutti quelli d'Affrica, e tutti coloro che li erano stati in aiuto. Per questa crudeltà vendicare ragunò gente a maraviglia di tutto lo regno d'Affrica e di Grecia, e d'onde potè avere soccorso; da ogni parte ragunò gente per amore e per preghiere e per doni, però ch'egli era molto ricco, sì che aveva assai che donare, e per questo modo ragunò tanta gente lo re Aniballo, che mai dinanzi a Tebe o a Troia, che furo (così come voi avete udito dire) due de' più maravigliosi assedii che mai fussero, non ebbero tanta gente come Anibal assembrò a quella fiata per sua preghiera e per suo potere; e sappiate che tutta quella gente assembrò tutta sotto Cartagine lungo la marina. Anibal domandò consiglio a' re e a' baroni, cui elli potesse lassare in sua contrada per guardia del paese. Li nobili uomini tutti s'accordaro insieme che vi lassasse Margone suo fratello, che re e sire era di Poonia, e così fu fatto, e tantosto comandò che le navi fussero apparecchiate e cariche quelle che al porto erano, che bene sappiate che uno solo porto non bastava a tutto il naviglio. L'avereste veduto molto ricco avere portare nelle navi, e molti ricchi destrieri ed olifanti di strania fattura menare nelle navi, e di ciò che faceva mestiero a fare guerra, ed ogni e ciascuna cosa missero nelle navi.
[IV.]
Quando tutte le navi furono cariche di bestie e di vivande e di vino e d'acqua e d'armadure, e di ciò che faceva mestiero a portare in oste a sì ricco uomo, li re e duchi e prencipi entraro in loro navi, e li arditi cavalieri e sergenti, ch'erano più di cento milia, erano in altre navi. Là averebbe altri potuto vedere molte ricche navi di diverse fatture e molti ricchi arboli alti e dritti, ove l'antenne che portavano le vele della seta erano; là erano molte ricche galee e barche e molte ricche navi, ove li arditi cavalieri erano e li savi marinari per andare dinanzi al navilio, quando fusse mosso per prendare porto, quando bisognasse. Così come voi udite, entrò Anibal in mare e con lui Astrubal suo fratello e molti altri prencipi; e quando furo entrati in mare, li mastri marinari, che del mare sapevano la natura e l'usanza, comandarono che l'àncore fussero gittate nelle barche, che le navi seguitavano a pieno corso, e le vele fussero sviluppate in sulli arboli per tosto dilungarsi da terra; e sì tosto come le vele furono spiegate, uno vento ferì entro sì buono, che 'l mare ne gonfiò in più parti. E bene sappiate che molto fu maravigliosa cosa a vedere tante ricche vele partire da terra, ma molto fu più maravigliosa cosa, quando le navi ebbero tal vento, che corsero e passaro senza avere nulla tempesta, tanto che furo arrivati nel porto di Spagna, e allora ebbero molto gran gioia all'uscire delle navi, ed a trare fuore le grandi ricchezze. Allora quelli della contrada, quando li viddero a maravigliane, furo sbigottiti di sì grande popolo, che sopra loro era venuto, d'onde non si prendevano guardia in nulla maniera, che venire vi dovessero, e della gran paura ch'egli ebbero, tutti si ritrassero e fuggiro alle castella e fortezze e città per più sicuramente loro difendare contra loro nemici; e tosto fu la novella saputa e sparta la boce infino alli monti di Pitaneos, in Gaule ed in Italia e a' senatori e consoli in Roma; ma di tutto ciò non curò lo re Anibal, che suoi corridori fece corrare per mezzo la contrada per le prede raccogliare e prendare, e per combattare le fortezze, che molte ve n'erano, acciò che a sua gente non facessero noia e gravezza, e sì comandò a' suoi marinari che tornassero colle navi in Affrica per vivanda, acciò che l'oste non patisse bisogno di nulla cosa.