Alla morte del Contarini fu successore eletto Francesco Cornaro, al fu Doge Giovanni figliuolo, nel quale la pietà non meno che la dignità del padre trasmessa si vedeva; ma pochi giorni dopo la sua elezione fu dalla morte rapito, ed in suo luogo, con uniforme consenso, nel giugno dell'anno 1656 Bertucci Valiero eletto venne, uomo chiaro per gl'impieghi sostenuti, e che per la naturale facondia meritato avevasi l'approvazione del Senato, e lungamente versato nelle cariche interne ed esterne, il quale per ben due volte nelle antecedenti elezioni riscosso aveva a suo favore un buon numero di suffragi. Due anni visse questi nel principato, e quantunque per propria opinione coltivasse pensieri di pace, e le molte volte per essa con grande facondia nel Senato perorasse, pure sempre mostrossi pronto ad incontrare il pubblico volere, e con l'esborso di più migliaia di ducati del proprio peculio ai bisogni della patria nella continuazione della guerra sovvenne. Nel rovescio delle due Oselle che da esso lui a' nobili si regalarono, egli volle che espressa fosse la pugna d'un'Aquila col Dragone, e, prendendo argomento dalla insegna della sua famiglia, ch' è l'Aquila, raffigurar in essa gli piacque la fortezza della Repubblica, e sotto l'emblema del Dragone alato, animale chimerico, la Porta Ottomana indicava, risovvenendosi della pugna descritta da Plinio nel decimo libro della sua naturale istoria al capitolo quarto; col motto intorno [I[Resistit impavide]I], e sotto [SC[ANNO. I.]SC] e [SC[II]SC]. Nel diritto di ciascuna di queste Oselle, variato solo il nome del massaro di Zecca, pose la immagine del protettore san Marco, che, in atto di benedire il Doge ginocchioni, il vessillo pubblico gli porge con le parole: [SC[S. M. VEN. BERTVCCIVS. VALERIO. D.]SC], e sotto [SC[F. C]SC]., cioè Francesco Corner, ch'era pure massaro nel passato anno; in alcune Oselle di questo Doge veggonsi le sigle del massaro all'argento cangiate, avendovi in altre le lettere [SC[M. Z.]SC], cioè Maria Zeno subentrato al Corner. Ecco un nuovo esempio delle variazioni dei massari all'epoca del conio delle medaglie.

[T1] GIOVANNI PESARO.
A. 1658 ([SC[TAV]SC]. III).

Se il Doge Valiero, nelle due Oselle sotto il suo principato coniate, l'Aquila ed il Dragone raffigurar volle per rammemorare l'ostinata guerra della Repubblica contro il Turco, il successore di lui, che fu Giovanni Pesaro, alla suprema dignità eletto nel maggio del 1658, nelle medaglie sue ritenne nel diritto la consueta impronta del santo Evangelista seduto, il quale al Doge a' suoi piedi lo stendardo della patria consegna, con la epigrafe intorno: [SC[S. M. VEN. IOANNES. PISAVRO. D.]SC], e nell'esergo [SC[N. C]SC]., Nicolò Contarini massaro, e nel rovescio presentò la figura della Religione con l'incensiere nella sinistra, e la croce nella diritta in faccia alla Costanza galeata con l'asta a terra, ed il motto intorno: [SC[RELIGIONE. ET. CONSTANTIA. ANNO. I]SC]. Questo principe, dopo aver coperto più volte le principali cariche civili e militari, sostenuto aveva nel Senato il partito di continuare la guerra contro il Turco, per cui prestò al pubblico erario la somma di seimila ducati, opponendosi alla proposizione di pace, ch'era stata fatta con la cessione dell'isola di Candia. Favoriva pur anche la parte di rimettere nella pubblica grazia i PP. Gesuiti, ch'erano stati dai pubblici Stati licenziati, con la speranza che il Pontefice sovvenimenti e soccorsi per sì dura guerra accordasse. Quindi dimostrar volle che nella religione e nella costanza la Repubblica ogni sua fiducia appoggiare doveva. Un anno solo su la sede ducale questo principe rimase, il quale morto nel primo dì d'ottobre del 1659, ebbe da' suoi nepoti nella chiesa de' Frati Minori nel magnifico mausoleo una onorevole sepoltura.

[T1] DOMENICO CONTARINI.
A. 1659 ([SC[TAV.]SC] III).

Succedette a questo nel giorno sedici d'ottobre di quell'anno Domenico Contarini di san Benedetto, il quale, ornato di tutte le virtù civili e morali, tanto più parve degno del grado, quanto che in ricusarlo impiegò tutte le arti che dagli altri soleansi praticare per ottenerlo, onde, tratto a forza dalla quiete domestica e dall'ozio modesto in cui fuori della città si trovava, fu portato al trono con l'applauso che giustamente accompagna coloro che meritano più ed ambiscono meno le porpore ed i diademi. Nei sedici anni del suo principato tre volte cangiò il conio dei rovesci nelle sue Oselle, conservando sempre nel diritto il santo Marco seduto che dà al Doge in ginocchio con la benedizione lo stendardo della Repubblica con le parole: [SC[S. M. VEN. DOMIN. CONTAR. D.]SC], e nell'esergo [SC[M. A. S.]SC], cioè Marco Aurelio Soranzo massaro. Negli anni primo, secondo, quarto, quinto, sesto, settimo ed ottavo, il rovescio rappresenta la Giustizia con la spada e la bilancia nelle mani, seduta in mezzo a due leoni. Sorge alla destra di lei un ramo di ulivo con le parole: [SC[OPVS. JVSTITIÆ. PAX.]SC], e sotto [SC[ANNO. I.]SC] ([I[lin.]I] 2, [I[lett.]I] a). Nell'anno terzo una Vittoria alata, che, tenendo con la sinistra la palma, riceve un ramo di giglio dalla Pace, la quale ne ha essa stessa uno nella sinistra. Si legge nel contorno: [SC[VOLVNT. HOC. PIGNORE. IVNGI.]SC], e sotto [SC[A. III.]SC] ([I[lin]I]. 3, [I[lett]I]. b). Negli anni nono e decimo, nel centro di una stella radiante, evvi la Vergine col Bambino in braccio, e la epigrafe intorno: [SC[SIT. TVTA. HOC. SIDERE. CRETA.]SC], e sotto [SC[ANNO. VIIII.]SC] ([I[lett]I]. c). Ripigliasi poi nell'undecimo anno fino al sedicesimo il conio della Giustizia, come nell'anno primo. Tutte tre queste impronte sono relative alla feroce guerra di Candia dalla costanza della Repubblica per ventiquattro anni sostenuta, nella quale epoca i Veneziani apertamente dichiararono di non voler entrare in alcuna negoziazione di pace col Turco, se le condizioni di questa basate non fossero sulla giustizia e sulla equità. Ne' primi anni adunque il Doge a questo principio della pubblica politica alludere volle. Nel terzo anno poi del suo principato, avendo la Repubblica stretta l'alleanza con Luigi XIV re di Francia, il quale aveva un soccorso promesso, nella Osella di quell'anno coniar fece una Vittoria che con la Pace stringe un ramo di giglio, ch' è la divisa di Francia, affine di far conoscere che la Repubblica su questa alleanza fondavasi per ottenere una pace durevole ed onorata. Negli anni poi nono e decimo, vedendo che le armi francesi abbandonata aveano la difesa di Candia, e nulla più sperando nell'umano soccorso, all'assistenza divina ed alla Vergine e madre si rivolge, quell'isola raccomandando, che più non poteva da forza umana essere sostenuta. Succedette finalmente nel 1669 la pace con la Porta Ottomana, ed ottenute per quanto si poterono onorevoli condizioni, chiuse il Doge gli ultimi anni del suo ducato con la prima impronta delle sue Oselle. Il valore delle Oselle di questo Doge fu portato alle lire tre e due soldi.

[T1] NICOLÒ SAGREDO.
A. 1675 ([SC[TAV]SC]. III).

Il successore di lui fu Nicolò Sagredo, eletto nel gennaro dell'anno 1675, il quale nelle più distinte interne magistrature e nelle ambascerie più cospicue dimostrata aveva tale eguaglianza di carattere da rendersi bene affetti i popoli che governava, ed i principi presso i quali la pubblica rappresentanza sosteneva. Giunse egli all'apice del Governo coi lunghissimi passi del merito, e non coi voti favorevoli della fortuna e dell'ambito, e fra le altre sue prerogative aveva conservata l'antica frugalità, abborrendo il delicato costume delle nuove invenzioni fatalmente introdotte a snervare gli animi, ed a far vacillare la costanza degli antichi consigli. Restituita la pace della Repubblica, usar seppe della propria moderazione per rattemperare i mali dei popoli, a cagione della guerra sofferti, e ricondurre giorni tranquilli e sereni. A ciò precipuamente alluder volle conservando nel diritto il tipo di san Marco seduto, che al Doge genuflesso lo stendardo della Repubblica consegna, dandogli la sua benedizione con le parole: [SC[S. M. V. NICOLA. SAGREDO. D.]SC], e nell'esergo [SC[G. D.]SC], cioè Giulio Donà massaro; nel rovescio poi collocar fece la fascia zodiacale con li tre segni della Vergine, della Libbra e dello Scorpione, ed un Cielo stellato sopra una parte del globo terracqueo, e la epigrafe intorno: [SC[ÆQVA. TEMPERAT. ARTE.]SC], e sotto [SC[ANNO. I.]SC] Un solo anno visse questo Doge sulla ducale sede, e nell'agosto dell'anno 1676 chiuse in pace i suoi giorni.