La patria, alternando i premii verso que' cittadini che di lei benemeriti erano per i prestati servigi, non dimenticò di premiare eziandio Alvise Sebastiano Mocenigo [I[da san Samuele]I], il quale per quattro volte sostenne il carico di provveditore generale, e diede prove di zelo e di amore verso la patria nelle spinose emergenze del Levante e della Dalmazia. Questi al primo scrutinio fu eletto Doge. In tutte le Oselle da lui a' nobili regalate riprese nel diritto la solita impronta del santo Evangelista che dà al Doge in ginocchio con lo stendardo la benedizione, ed ha intorno il motto: [SC[S. M. V. ALOYSIVS. MOCENIGO. D. ANN. I.]SC] e successivi. Nei rovesci però variò in tutti gli anni il conio. Nel primo vedesi il Doge seduto con la destra distesa ad un arbusto di rose, ed il bastone del comando nella sinistra, col Leone alato che dietro lui riposa, e al disopra una nube con le parole: [SC[FVLCITE. ME. FLORIBVS.]SC], e sotto 1722. Questo rovescio è tutto allusivo alla persona del Doge, il quale, stendendo la destra ad un arbusto di rose, divisa della famiglia Mocenigo, ricorda quanti ne uscirono fregiati della stessa corona. Nel bastone rammenta i molti comandi da lui sostenuti, nel Leone che riposa, la pace di cui la Repubblica allora godeva, e infine nella nuvoletta, l'aiuto celeste ([I[lett]I]. a). La pietà e la religione del Doge fulgida risplende nel rovescio della seconda Osella, nel quale imprimere fece la Vergine fra le nuvole contornata di stelle, che apparisce al Doge ginocchioni, il quale ha la corona in capo ed il bastone generalizio nella sinistra con ai suoi piedi il Leone che riposa, ed il berretto ducale sul suolo e la inscrizione: [SC[DOMIN. REGIT. ME. ET. NIH. MIHI. DEERIT.]SC], e sotto 1723 ([I[lett]I]. b). Niun pubblico avvenimento essendo in questo anno accaduto, a cui possa il rovescio applicarsi, conghietturare si deve ch'esso immaginato siasi per ricordare la protezione della Vergine a questo Doge accordata, tanto in mezzo ai pericoli della guerra, che nella sua elevazione alla ducal dignità; e siccome nell'anno primo gli onori alla sua famiglia accordati rammenta, così nel secondo anno con sentimento di pietà e di religione la particolare sua divozione verso la Vergine santa dimostra. Altre volte si è veduto nel corso di queste illustrazioni, e lo vedremo ancora in appresso, e la particolare protezione della Vergine, e la religiosa divozione dei Dogi verso di lei. Alla memoria de' pubblici eventi ed alla felicità degli Stati sono rivolti i pensieri del Doge nelle seguenti Oselle, nelle quali i provvedimenti del Veneziano Senato si offrono. La prudenza e la saviezza di questo si riscontra, all'anno 1724, nel sostenere i propri diritti, resistendo alle pretensioni de' ministri stranieri, i quali non volevano alle leggi doganali assoggettarsi, e fece loro deporre ogni ridicola pretesa. A questa condotta ferma e prudente, ch'era giunta fino a risvegliare il mal umore nelle corti di Francia e di Spagna, allude il rovescio della terza Osella, nella quale sur un trono di alcuni gradini elevato siede la Giustizia con la spada sguainata nella destra, e con la bilancia in bilico nella sinistra, vedendosi alla sua destra la piazzetta di S. Marco, che in quell'anno fu anche con magnifica instaurazione di nuovo lastricata, ed ha intorno il motto: [SC[MELIOR. EST. SAPIENTIA. QVAM. VIRES.]SC], e sotto 1724 ([I[lett]I]. c). Decretato dal Veneto Senato nell'anno 1724 un taglio da farsi in volta di san Pietro alla Tor Nuova su l'Adige, nella fissata regolazione di quel fiume, dietro le opinioni e gli studii del celeberrimo matematico della Repubblica il professore Bernardino Zendrini (le cui opere furono non ha guari per cura di un nipote suo rese di pubblico diritto), a questa importante idraulica operazione, che fu ferace di prodigiosi effetti a salvezza delle Provincie di Padova e di Rovigo, ed a molte altre provvidenze prese in materia di acque nelle lagune e nei fiumi, alluder volle il Doge col rovescio della quarta Osella, nella quale si vede una donna regale seduta sul trono a più gradini elevato in mezzo alle acque, col Leone alla sinistra, sparse veggendosi alcune barche veleggianti con la epigrafe intorno: [SC[FLVMINIS. IMPETUS. LAETIFICAT. CIVITATEM.]SC], e sotto 1725 ([I[lett]I]. d). La politica del Veneziano Senato temendo, dopo la morte del Czar Pietro il Grande di Moscovia, che della Repubblica alleato era, che i Turchi, male verso di essa intenzionati, nuovamente la guerra rompessero, giudicò necessario di tenere in pronto un determinato numero di navi per proteggere i proprii sudditi nel commercio loro e nella navigazione, e porre un qualche freno alla ottomana potenza. A tale oggetto, dietro alle operazioni nelle lagune nell'anno innanzi verificate, nel canale della Giudecca tali escavazioni si fecero, affinché le pubbliche navi ivi all'àncora custodire si potessero ed a più gloriose operazioni sempre atte e pronte si tenessero; ed ecco che nel rovescio della quinta Osella una nave si vede armata in corso, che alcuni mercantili bastimenti protegge, colle parole: [SC[IN. CVSTOD. ILLIS. RETRIB. MVLTA.]SC], e sotto 1726. ([I[lett]I]. e). II rovescio dell'anno sesto mostra impresso il Bucintoro accompagnato da più barchette, ed illuminato dal bel sole di maggio, diretto alla consueta annuale funzione delle sponsalizie del mare, avendo le ducali insegne sulla prora e nello intorno le parole: [SC[NON. EST. INVEN. SIMILIS. ILLI.]SC], e sotto 1727. ([I[lett]I]. f). In quell'anno appunto fu rinovato il Bucintoro con le antiche forme, ma reso vago da scolture e dorature bellissime, d'invenzione di Antonio Corradini, scultore celeberrimo di quei giorni; di questo legno evvi una descrizione particolareggiata nell'opuscolo di Anton Maria Lucchini intitolato: [I[La Nuova Reggia sulle acque]I], e desso nell'anno 1797 dalla rabbia distruggitrice di allora fu solennemente abbruciato. Vegliando il Governo con attenta cura e validissima sollecitudine alla preservazione della pace nelle proprie provincie, nel tempo medesimo che allestire faceva le milizie, anche le navi riordinava per proteggere con efficacia i suoi sudditi. Per tale pubblica vigilanza fu coniato il rovescio della settima Osella, il quale presenta la Pace con l'ulivo nella destra ed il cornucopia nella sinistra, accompagnata da una schiera di soldati e da una squadra di navi armate con la epigrafe: [SC[IN. VIRTVTE. ET. ABVNDANTIA. PAX.]SC] e nell'esergo 1728 ([I[lett]I]. g). Il rovescio della ottava Osella rappresenta l'agricoltura con la spica di grano nella destra ed il cornucopia nella sinistra innanzi ad una Donna regale, che seduta tiene nella diritta lo scettro, ed un ramo di rose nella sinistra, ed ha a' suoi piedi il Leone. Questo è il simbolo della fertilità di quell'anno, che, secondo antichi registri, fu ferace di granaglie di ogni genere. Anche l'abate Toaldo, pubblico professore di astronomia nella Università di Padova, riportando un suo ciclo lunare relativo a quell'anno, asserisce che anche la vendemmia riuscì la più abbondante che fosse mai a memoria di uomini. A ciò allude pure la inscrizione: [SC[PLENO. TIBI. COPIA. CORNU.]SC] e nello esergo 1729. ([I[lett]I]. h). Un ragguardevole cittadino, che per la Repubblica ambasciatore presso l'imperatore trovavasi, e che sul finire di quell'ambasciata alla Porta Ottomana nello stesso posto era stato prescelto, aveva con la sua condotta esposto il proprio credito a disonorevoli emergenze. Ritornato da quella prima ambasceria, i mobili ed effetti di lui sulla pubblica nave caricavansi per la nuova destinazione, quando per commissione dell'ambasciatore cesareo residente in Venezia, da un pubblico commendadore od usciere, suggellaronsi e si sequestrarono. L'occhio vigile ed attento del Governo consigliò l'eletto Bailo d'implorare la sua dispensa, che fu accolta, ed altro in suo luogo sostituito. Questa misura d'interna governativa politica, che dimostra la diligenza del Governo nel ritenere i proprii cittadini nella moderazione appoggiata alle antiche discipline, diede argomento al rovescio della nona Osella di questo Doge. Figura infatti in essa la Giustizia in piedi con la spada vibrata e la bilancia in bilico, avendo ai suoi piedi il Leone, ed al destro lato un ramo di rose che dalla terra spunta, con le parole: [SC[DISCIPLINA. MAIORUM. REMPUBLICAM. TENET.]SC], e sotto 1730 ([I[lett]I]. i). Cadendo nell'anno 1731 il centesimo anno da che la città di Venezia fu dalla pestilenza per intercessione della Vergine liberata, un solenne triduo di pubbliche rogazioni decretato si aveva, nel quale il Doge con l'accompagnamento del Senato a piedi si portasse alla visita del sacro tempio della Salute per voto innalzato. A commemorare questa festività secolare, il Doge coniar fece nel rovescio della decima Osella la immagine stessa della Vergine, che con somma venerazione nella cattedrale di Candia custodita un tempo tenevasi, e che, trasferita dopo la perdita di quell'isola in Venezia, fu per ordine pubblico al maggior altare di quel tempio collocata. Il motto intorno: [SC[AB. IPSA. SALVS.]SC], e sotto 1731 ([I[lett]I]. l) ne assicura l'oggetto. Questa secolare festività con mirabile concorso di popolo nell'anno 1830 celebrossi, ricordando il giorno del voto, piuttosto che quello della liberazione del flagello, come aveasi nella prima centuria accostumato.
Fu desso l'ultimo donativo del Doge Alvise Sebastiano Mocenigo, il quale morì a' 21 di maggio 1732, dopo aver seduto sul trono ducale nove anni e nove mesi, ed alla patria per legato lasciò le sue armi e i trofei di guerra, nonché due bellissimi Leoni di marmo rosso greco, che adornano attualmente la picciola piazzetta ai fianchi della Patriarcale Basilica, chiamata appunto la piazza dei Leoni. Anche il fu Domenico Pasqualigo, patrizio veneto, e raccoglitore di medaglie e monete, nella sua Notizia generale-storica della sedia ducale vacante per la morte di Luigi Sebastiano Mocenigo, ne illustra le Oselle, e non v'ho rinvenuto che alcune trasportazioni dall'uno all'altro anno, che possono essere equivoci presi nel momento di dettarle.
[T1] CARLO RUZZINI.
A. 1732 ([SC[TAV]SC]. V).
Carlo Ruzzini, Cavaliere e Procuratore di san Marco, già due volte ricordato nel corso di queste illustrazioni, spiegò il suo concorso alla ducal dignità in parità di meriti col Cavaliere e Procuratore Alvise Pisani. Quantunque generalmente al popolo fosse più grato il nome del Pisani, pure la scelta cadde sulla persona del Cavalier Ruzzini il quale aveva coperte le primarie ambascerie presso le corti de' principi stranieri. Tre anni egli sedette sul trono ducale, e di tre Oselle fe' ai nobili regalo. Nella prima evvi sul rovescio il Leone di fronte, alato, coronato e cinto del nimbo, tenendo fra le zampe il libro degli Evangeli aperto, in cui sta scritto: [SC[PAX. T. M. E. M.]SC] e nel contorno: [SC[IN. DIEBVS. EIVS. ABVNDANTIA. PACIS.]SC], e sotto 1732. Nel diritto la inscrizione sormontata dal corno ducale: [SC[CAROLI. RVZINI. PRINCIPIS. MVNVS. AN. I.]SC] ([I[lett]I]. a) è chiusa da tre caducei, insegna di Mercurio il messaggiere di Giove, e da due palme di ulivo, simboli della pace. Nei tre caducei si allude ai tre congressi di Carlowitz, di Utrecht e di Passarowitz, nei quali egli intervenne come plenipotenziario della Repubblica, ed alle paci ivi firmate. L'impronta pure del rovescio rammenta egualmente i giorni di pace goduti sotto questo doge dalla Repubblica. La seconda Osella presenta nel diritto il Leone di profilo, alato, coronato e col nimbo tenendo fra le zampe il libro aperto, ed ha intorno le parole: [SC[CAROLI. RVZINI. PRINCIPIS. MVNVS.]SC], e sotto [SC[ANNO. II.]SC], e più sotto ancora, [SC[B. Z.]SC] cioè Bartolomeo Zen massaro all'argento ([I[lett]I]. b). Nel rovescio poi evvi una urna di argento, che contiene le ossa del santo Doge Pietro Orseolo, che fu uno de' primi discepoli di san Romualdo Abate; furono queste reliquie in Venezia mandate per donativo di Luigi XV di Francia dall'antica provincia della Guascogna, e si conservano nel santuario della Patriarcale Basilica. La inscrizione intorno a questo rovescio ci rende certi della sua rappresentanza: [SC[OSSIBUVS. RECEPTIS. DIV. PETR. VRSEOLI.]SC], e nell'esergo 1733. Abbiamo, intorno a questo doge, notizia, che in occasione di queste reliquie il desiderio in lui svegliossi di conoscere se nella sottoconfessione di san Marco il di lui corpo depositato fosse. A questo oggetto si aprì, presso l'altare della Madonna, e precisamente sotto que' gradini che dal presbiterio conducono al piano della chiesa, un foro nel pavimento, e col mezzo di una scala a mano discesero nella sottoconfessione, ma trovatavi l'acqua a tale altezza, che convenne girare solamente sopra le panchine di viva pietra, che contornano quel santuario, non riuscì al Doge né agli altri che seco erano di nulla riconoscere. Ben più fortunati di questo Doge siamo stati noi in questi anni, ne' quali, superando la difficoltà dell'acqua, che si fece anche tutta uscire, ed altri ostacoli, che vi si frapponevano, siamo giunti al felice ritrovamento del corpo santissimo del protettore principale della città san Marco, collocato appunto sotto la mensa del maggiore altare, ed ora trasportato più alto nel corpo stesso dell'altar maggiore, come si può riconoscere dalle memorie sul corpo di san Marco in allora pubblicate. Nel terzo anno del doge Ruzzini fu riprodotto nel diritto il conio dell'anno secondo con la variazione nelle parole, che sono [SC[SANCTVS. MARCVS. VENETVS.]SC] e sotto [SC[Z. F.]SC], Zorzi Foscolo massaro, e nel rovescio la sola inscrizione [SC[CAROLI. RVZINI. PRINCIPIS. MVNVS. ANNO. III. MDCCXXXIV.]SC] rinchiusa da due rami di ulivo, che sorreggono il berretto ducale ([I[lett]I]. c). Il doge Ruzzini morì nel gennaio susseguente, dopo quattro soli giorni di malattia, nell'età di anni ottantadue, avendo regnato due anni e sette mesi, e fino agli ultimi momenti della sua vita diede continui saggi di quella scienza ed erudizione, che possedeva, per cui fu considerato il più dotto uomo della Repubblica, ed il più scienziato principe che allora vivesse. Sotto questo Doge Ruzzini le Oselle incominciarono ad avere il prezzo di lire tre e dieciotto soldi, prezzo legale, che fu sempre continuato, quelle eccettuate che per particolari circostanze si riconobbero rare, e furono stimate a prezzo di affetto.
[T1] ALVISE PISANI.
A. 1735 ([SC[TAV]SC]. V).
Quell'Alvise Pisani, Cavaliere e Procuratore di san Marco, sì benemerito per molte legazioni ordinarie ed estraordinarie, che abbiamo veduto qui sopra posto in competenza col defunto doge Ruzzini per la ducale sede, con grande applauso e gioia del popolo vennegli sostituito. Negli anni del suo principato volle che nelle Oselle a' nobili distribuite altro conio non fossevi che, nel diritto, il simbolo del santo Evangelista, cioè il Leone alato, coronato, e col nimbo intorno al capo con la figura rivolta alla diritta, e con la faccia di fronte avente nelle zampe il libro aperto ed il motto: [SC[SANCT. MARCVS. VENETVS.]SC] e al di sotto [SC[Z. F.]SC], cioè il sunnominato Zorzi Foscolo, e l'anno 1735. Nel rovescio poi la sola inscrizione [SC[ALOYSII. PISANI. PRINCIPIS. MVNVS. ANNO. I.]SC], e susseguenti, inscrizione rinchiusa fra due rami di ulivo. Abbenché la politica del Veneziano Senato una seconda neutralità armasse, occasionata dalle guerre insorte fra gl'imperiali ed i Francesi, ed il Cavaliere Antonio Loredano in Provveditore generale destinato fosse in unione al Maresciallo Conte di Schollemburg per invigilare alla pubblica sicurezza col munire le piazze murate, accrescere i presidii, e dal Levante e dalla Dalmazia i veterani reggimenti richiamare; ciò non per tanto il Doge Pisani continuò sempre la prima impronta, che unica nelle tavole si rappresenta, non alterandola fino alla morte, improvvisamente accaduta a' diecisette di giugno dell'anno 1741.