[T1] MARCO FOSCARINI.
A. 1762 ([SC[TAV]SC]. VI).
Il successore di lui fu Marco Foscarini Cavaliere e Procuratore di san Marco. Niuno incontro a lui per emulo e competitore mostrossi nell'aspiro alla più eminente dignità della patria, ché ben numerosi erano, e conosciuti i meriti di questo gentiluomo e nelle importanti ambascerie di Vienna e di Roma, e nel conciliare le discussioni con la corte di Savoia insorte sulle preminenze, e nel tranquillare le interne civili discordie dallo smodato spirito di novità di alcuni nobili promosse, i quali si mostravano mal sofferenti del freno sì salutare delle pubbliche costituzioni. Né queste sole furono le benemerenze di lui verso la patria, ché ne fece onorevole elogio colla pubblicazione del primo volume della Storia della viniziana letteratura, già pronti i materiali per le successive materie, che si conservano nella imperiale Biblioteca di Vienna, e si rese chiaro fra i più letterati uomini d'Italia con varie operette che dopo la morte di lui in particolari occasioni si resero di pubblico diritto, e ne confermarono ed accrebbero la fama, chiamandosi pur anche la gratitudine de' posteri. Dietro l'assennato parere di questo gentiluomo, allorché la dignità copriva di savio del Consiglio, che corrispondeva ad uno de' ministri di Stato, il Veneto Senato ordinava la restaurazione delle antiche geografiche carte, le quali nella Sala del Ducale Palazzo, detta dello Scudo, tuttora si veggono, e nel dicembre di quell'anno alla pubblica luce ristaurate comparvero. Questa operazione sì vantaggiosa alla conservazione della gloria degli antichi veneziani navigatori, che primi con lontane peregrinazioni il nome della patria illustrarono, forma un'epoca al Principato glorioso di un inclito protettore delle arti e delle scienze, e nel tempo medesimo ammirabile coltivatore delle stesse. Essa diede argomento all'Osella distribuita a' nobili dal Foscarini. Vedesi in questa una donna seduta con regio manto, tenendo lo scettro e le seste nella sinistra mano, e nella destra la squadra, poggiando la schiena sopra un mappamondo, e i piedi sur un suppedaneo sull'orlo del quale è scritto l'anno [SC[MDCCLXII.]SC] La epigrafe intorno porta: [SC[PICTIS. VENETORUM. ITINERIBUS. AVLA. EXORNATA.]SC], e nell'esergo [SC[VET. M.]SC], Vettore Morosini, massaro. Nel rovescio evvi la solita inscrizione: [SC[MARCI. FOSCARENI. PRINCIPIS. MVNVS. ANNO. I.]SC], chiusa tra un fregio di arabeschi, che la ducale berretta sorregge. Sembra non esser fuori di proposito a questo luogo l'osservare, che tanto Francesco Griselini nella prefazione al Genio di Fra Paolo ([I[Venezia]I] 1785, [I[vol]I]. 1.°), quanto il reverendissimo prelato abate Placido Zurla, ora defunto, meritissimo cardinale di santa Chiesa, nelle dissertazioni che egli dettate aveva sui viaggi di Marco Polo e di altri illustri Veneziani viaggiatori nell'[I[Appendice al vol]I]. 2.°, parlando delle mappe antiche, che adornano la Sala dello Scudo, riportano la detta Osella con variata leggenda. Forse che l'errore ebbe luogo, da che essendo stato il Griselini stesso incaricato dal Senato Veneto del necessario rifacimento delle mappe, avrà egli prima d'ogni altro suggerita al Doge la idea di eternare nella sua Osella un tale avvenimento, additandogli pur anche la leggenda che diceva: [I[Venetarum peregrinationum tabulae restitutae]I]. Se non che il Doge con l'Abate Lastesio consigliatosi, che era suo famigliare ed intrinseco, come ce ne assicura il chiarissimo Abate Cav. Morelli fu regio Bibliotecario della Marciana, s'indusse a cangiarla, e vieppiù assumendo lo stile archeologico, ridurla più adatta al ristretto spazio del contorno, che assegnato le era. Convien però immaginare, che altro seggio fatto si avesse per questa Osella, poiché nella Minerva, ossia Nuovo Giornale dei Letterati d'Italia, al n.° X dicembre 1762, un tal fatto riferendosi, vi si dice: che nella moneta dal Principe a' veneziani patrizi regalata sono incise queste parole: [I[Pictis Venetarum Peregrinationum Tabulis Aula Exornata]I]. E nel catalogo delle medaglie italiane presso l'abate Angelo Bottari di Chioggia, ristampato al volume [SC[XI]SC] degli Elogi Italiani dell'Abate Rubbi, si riporta la moneta del Doge Foscarini con questa inscrizione: [I[Priscis Venetorum Itineribus Aula Exornata [SC[MDCCLXII. VET. M]SC]I]. Forse fu letto erroneamente [I[priscis]I] per [I[pictis]I] come deve stare. Ma fra tante varie lezioni ho creduto di appigliarmi a quella che ho illustrata, giacché essa fa effettivamente parte della raccolta delle Oselle. Volendo però assicurarmi della identità dell'Osella del Foscarini, non mi sono già prefisso di criticare menomamente e prendere di mira l'asserito dagli altri e specialmente dal benemerito eminentissimo Cardinale Zurla, il quale co' suoi studii acquistossi dalla patria nostra la più giusta benevoglienza e la più sincera gratitudine che gli è dovuta per la ricordanza da lui fatta della gloria de' nostri più insigni viaggiatori, dei quali si compiacque di ripetere:
[I[ . . . Gens nulla valentior ista]I]
[I[ Æquoreis bellis, ratiumque per aequora ductu.]I]
Una improvvisa malattia sopraggiunta al Foscarini verso la metà del mese di marzo dell'anno 1763, la quale fu da' medici sul principio tenuta di poca importanza, fra le varie discordi opinioni degli stessi fattasi rapidamente mortifera, lo condusse al sepolcro nel giorno trentuno di marzo di quell'anno.
[T1] ALVISE MOCENIGO.
A. 1763 ([SC[TAV]SC]. VI).
Alla mancanza di sì illustre e famigerato Principe fu a' diciannove aprile Alvise Mocenigo prescelto, di quella famiglia che abitava nella parrocchia di santo Eustachio (vulgo [I[san Stae]I]) e che avea dato altre volte Dogi alla patria. Questo cavaliere e procuratore di san Marco quattro ambascerie e le più gravi ed importanti magistrature interne ricoperto aveva, le quali lo condussero al grado più eminente e lo resero meritevole del premio maggiore che la patria riconoscente conferir potesse. Simile al Doge Loredano, volle nel primo anno del suo Ducato la propria devozione verso la Vergine dimostrare nelle Oselle che per lui a' nobili si distribuirono. Infatti nel diritto della prima offre la santa Vergine in piedi sostenuta e circondata dalle nubi, coronata il capo, col Bambino in braccio ed in atto di stendere la dritta mano ad accogliere le preci de' devoti, che d'essere suoi fedeli si dichiarano: [SC[GENS. MARIANA. SVMVS]SC]. Quantunque queste parole non abbiansi a riferire ad alcun fatto particolare, ma solo indichino la divozione generale degli abitanti di questa città che alla gran Donna ricorrono, pure si può dire, che il Doge ha voluto ne' primordii del suo reggimento pubblicamente confermarla. Più volte già nel corso di queste illustrazioni ebbesi occasione di riconoscere esternata nelle Oselle la memoria di questa principale proteggitrice della Repubblica, come in molte altre guise il Governo la propria divozione aveva dimostrata verso la stessa, e con l'inalzare augusti templi al suo nome, e col festeggiare i giorni a lei sacri, e con lo stabilire l'epoca della propria costituzione in quel giorno in cui la chiesa il mistero dell'Annunziazione solennizza; e n'avea ben d'onde, ché da sì misericordiosa Madre i Veneziani avevano le più importanti grazie ottenuto. Nel rovescio evvi la consueta leggenda fra due rami di ulivo che il ducale berretto sorreggono, la quale dice: [SC[ALOYSII. MOCENICO. PRINC. VENE. MVNVS. AN. I. MDCCLXIII.]SC], e nell'esergo [SC[A. B.]SC], cioè Andrea Bon massaro; leggenda che con la sola variazione degli anni e delle sigle dei massari sino alla fine del suo principato conservossi ([I[lin]I]. 2, [I[lett]I]. a). Variate interpretazioni offrire si possono al tipo della seconda Osella di questo Doge o, a meglio dire, non fu un solo l'oggetto preso di mira da lui nell'impronta del secondo anno. In essa nel diritto un quadro vedesi soprapposto ad un altare con gradini nella predella e contornato da figure di Angeli, di Santi e sormontato dal divin Padre in cui effigiata trovasi la Vergine col Bambino in braccio, ed intorno le parole: [SC[SANTA MARIA DELLA PACE]SC], e nell'esergo [SC[M. F.]SC] il nome del massaro all'argento Marchiò Foscarini ([I[lett]I]. b). Ridotto il veneto commercio per le piraterie de' corsari africani in grave decadimento, con le trattative e i maneggi d'intrattenere procuravasi la loro rapacità, giacché le militari misure per la difesa de' mercantili vascelli efficaci non erano ad impedire il troppo veloce scorrazzare de' pirati. Di ciò era stato il Console Veneziano in Genova dal Veneto Senato incaricato, il quale infatti riuscì presso i Beì di Tunisi e di Algeri di por termine ad un convegno, cui quello di Tripoli rifiutava e n'erano insoffribili le condizioni. Né per tanto di meno il Senato ordinava, che col mezzo del Magistrato dei Cinque Savii alla mercanzia, Magistrato che al commercio marittimo presedeva, l'Inviato straordinario Tripolino che qui trovavasi, si maneggiasse, e per vero dir riuscì ad un membro di quel Magistrato di pattuire un accomodamento. Puossi dunque a queste negoziazioni di pace quell'Osella attribuire, e dai meriti della Vergine riconoscerla. Altri però, da minori cause condotti, vogliono che quella Osella ricordi un rifacimento a quell'epoca ordinato di un quadro alla Madonna della Pace dedicato in un piccolo oratorio che nel convento de' santi Giovanni e Paolo si custodiva, e che ora nella chiesa conservasi, in una cappella da cancelli serrata. Questa immagine fu recata a Venezia da Costantinopoli da Paolo Morosini nobile veneto nell'anno 1349, ed eravi una pia Confraternita che il giorno della Natività della Vergine solennizzava; di essa parla Flaminio Cornaro nella sua operetta che porta il titolo: [I[Venezia favorita da Maria]I]. Il Senato Veneto, commosso dalla inosservanza della pace, che le barbaresche reggenze tratto tratto violavano, ed alle quali per le negoziazioni segnate l'ingresso nel Golfo Adriatico vietato era, il Senato ordinava una squadra marittima che sulle coste di Barbaria si portasse, al capitano Giacomo Nani, che fu poi Cavaliere, il comando affidandone. Questa risoluta volontà del Senato dal Doge espressa venne nel diritto della sua terza Osella, il quale presenta una nave di primo rango su due ancore assicurata alla imboccatura del golfo in atto d'impedirne l'ingresso. Il motto intorno ne spiega l'oggetto: [SC[BINIS. IMMOTA. MANEBO.]SC], e al disotto il nome del massaro all'argento [SC[M. S.]SC] che in quell'anno era Mario Soranzo ([I[lett]I]. c). Non è nuovo che la fermezza di una liberazione venga in tal guisa dimostrata, facendosi uso anche presso gli antichi di una simile allegoria: [I[Venetorum temnunt rabiem fluctusque sonantes]I]. Le savie e prudenti direzioni del Cav. Nani tenute nell'anno 1766 non solo il dovuto risarcimento procurarono, ma il compenso eziandio dei danni da' negozianti sofferti, non che il castigo de' pirati, che la pace disturbarono. A tutto ciò allusiva mostrasi la quarta Osella nel cui diritto la Tigre su due piedi stante si mostra in faccia al Leone accosciato, col motto intorno: [SC[AFRICA. TIGRIS. AGIT. PACEM. CUM REGE. FERARVM.]SC] ([I[lett]I]. d). Nel tempo stesso che il Veneziano Senato ogni mezzo procurava per sostenere il marittimo commercio, l'altro ramo della pubblica facoltà, che è l'agricoltura, non trascurava, ed a regolare il corso de' fiumi nella vicina Provincia di Padova ed a frenare l'impeto delle correnti ogni diligenza poneva. Dietro agli studi de' più insigni matematici ed ingegneri della Repubblica nell'anno 1767 il Senato al famigerato architetto Tomaso Temanza, che era stato discepolo dell'illustre ingegnere Bernardino Zendrini, il quale aveva già dato di sé pubblici saggi e con la illustrazione di patrie antiche memorie, e con l'innalzamento di famosi templi, ordinava che un ponte sul fiume Brenta erigesse, che le due sponde al Taglio nuovissimo riunisse, e nella terra del Dolo le cateratte per la più sicura navigazione fermasse. Questa opera importante, regolatrice del corso di quel fiume, quantunque abbia dato ai begli spiriti di que' tempi argomento di motteggiare, pure molti vantaggi pel momento recando, meritò di essere ricordata nel diritto della quinta Osella. In questa vedesi fra alcune piante acquatiche un Vecchio sdraiato sulla sponda dritta del fiume, che, poggiando il sinistro gomito sopra un vaso, dal quale una corrente di acqua si getta, tiene nella destra mano il ramo di un rosaio fiorito, insegna della famiglia Mocenigo. Di fianco si mostra il ponte coperto, come allora fu eseguito, e al di sopra il Leone alato, mentre sulla sponda si vede l'alzaia da un uomo a cavallo tirata, con la epigrafe [SC[MEDOACO. NOVIS. OPERIBUS. COERCITO.]SC] ([I[lett]I]. e). Anche la religione e la pietà somministrarono nel susseguente anno il tema della sesta Osella. Girolamo Miani veneziano patrizio, institutore della Congregazione dei Padri Somaschi, era già stato posto nel novero de' Beati fino dall'anno 1748, nella cui occasione il Veneziano Senato aveva alla Congregazione assegnati tre mila ducati per solennizzarne la festività. Nell'anno poi 1767 con solenne canonizzare fu innalzato al grado dei Santi, e perciò dal Governo decretati alla Congregazione Somasca, che in santa Maria della Salute risiedeva, furono ducati quattromila ad oggetto di festeggiarne il giorno, e, come dice il decreto, per pegno del pubblico aggradimento verso la detta Congregazione sempre esemplare nella vita ed attaccata al pubblico nome. A questo atto adunque solenne e religioso è relativa questa Osella, nel diritto della quale trovasi impresso il santo Girolamo da un raggio celeste illuminato, nell'atto al suo cuore più aggradevole qual è quello di seco condurre un giovinetto, mentre altro fanciullo gli s'inginocchia dinanzi per essere da lui accolto ed ammesso. Le parole che contornano il Santo sono: [SC[S. HIER. EMILIANUS. PATRITIUS. VEN.]SC], e sotto [SC[R. B.]SC], Rizzardo Balbi massaro ([I[lin]I]. 3, [I[lett]I]. f). Alcuni commovimenti di guerra ai confini dei Turchi, suscitati per le sommosse de' Montenegrini nell'Albania, ai quali si fece capo, sotto il finto nome di Pietro Terzo Czar di Moscovia, certo Stefano Piccolo, essendo che essi assai co' Russi gli effetti di simpatia sentivano in religione conformi, condussero i Veneziani ad ordinare un accrescimento di marittime forze atte a tenersi sulle difese; e siccome quasi contemporaneamente dal Beì d'Algeri con importuna e rapace forma la pace disturbata veniva, facendo sua preda alcuni veneziani bastimenti, così fu ordinato al capitano delle navi Angelo Emo, che sulle spiagge di Barbaria con alcune fregate si portasse. Appena giunto questo prode capitano alla vista dell'inimico, col solo comparire delle pubbliche forze ottenne, che le predate cose restituite venissero e compensati i danni con quattordici mila zecchini d'oro, non che gli schiavi liberati che nelle mani de' barbari caduti trovavansi. E all'una e all'altra di queste due circostanze il Mocenigo alluder volle nel diritto della Osella dell'anno 1769, nel quale evvi Venezia in regal manto seduta, che la diritta mano posa sopra uno scudo ai suoi piedi innalzato, ed il gomito sinistro sopra un basamento di marmo appoggiato, tiene la sinistra mano sulla spalla, ed il Leone ai piedi in atto di sorgere minaccioso. Le parole d'intorno suonano: [SC[HINC. ROBVR. ET. SECVRITAS.]SC], e nell'esergo [SC[V. A. B.]SC] Vincenzo Antonio Bragadino massaro ([I[lett]I]. g). Fino dall'anno 1769, con parte presa dal Senato e poscia dal Consiglio Maggiore confermata, si decretava, che tre sindaci inquisitori in terraferma si spedissero per rivendicare alla pubblica cassa tutto ciò che risguardava a' dazii, alle estorsioni, a' disordini ed abusi a defraudo dell'erario, con autorità di punire i rei qualunque essi fossero. Questo scabroso argomento, dal quale la tranquillità e la felicità de' soggetti popoli dipendeva, chiamò anche l'attenzione del Doge, il quale ordinò che nel diritto della ottava Osella da incidersi nel dicembre dell'anno 1770, quasi a modello della nuova Magistratura, poste fossero due donne togate presesi per la mano, l'una con la bilancia in bilico, e l'altra con due facce, e la mano sinistra distesa ed amendue all'ombra di due rami di ulivo e di quercia col motto: [SC[IVSTITIA. PRVDENTIA.]SC], e nell'esergo [SC[SOCIETATVM. MVNIMEN.]SC], a dimostrare, che il fondamento delle società massimamente poggia sulla giustizia e la prudenza de' reggitori ([I[lett]I]. h). Simile forma di esprimere queste due virtù abbiamo nel corso di queste osservazioni più volte veduta, ed anche presso gli antichi adoperavasi, come ne fanno certi e il Pierio ed il Ripa nelle loro Iconologie, ed il Winkelmann nella sua dissertazione sull'allegoria. Continuando tuttavia nel susseguente anno questo straordinario Magistrato a percorrere le veneziane provincie per riformare gli abusi e per togliere i disordini che eransi introdotti, il Doge credette opportuno di adottare anche per questo anno nel diritto della nona sua Osella un'allegoria tolta dagli antichi, che servire dovesse ad indicare la imparzialità delle operazioni che in ogni ramo quella magistratura seguire ed accompagnare doveva. Quindi coniar vi fece una donna togata, con gli occhi bendati, e con le mani mozzate ed intorno le parole: [SC[NEC. PERSONAS. NEC. MUNERA.]SC], e sotto [SC[SVVM. CVIQVE]SC]. Infatti a Tebe e nell'Egitto i giudici rappresentati venivano senza mani, per dinotare, che non si lasciassero co' doni subornare, e nell'Areopago di Atene si copriva la testa del reo, affinché da' suoi sguardi gli affetti de' giudici non fossero commossi; e nei geroglifici di Pierio vedesi la Giustizia effigiata in una donna senza testa, ma figurata nella eclittica quasi fosse fra le stelle; che qui invece potrebbe passare per rappresentante la Stoltezza ([I[lett]I]. i). Le Oselle coniate negli anni 1772, 1773, 1774, che corrispondono agli anni decimo, undecimo e dodicesimo di questo Doge, nulla offrono di relativo agli avvenimenti di que' giorni, né di allusivo agl'interni commovimenti per cui ebbe luogo la creazione di una straordinaria magistratura dei Correttori alle leggi, ed ai capitolari dei Consigli e Collegi eletta nell'anno 1774. L'impronta di queste tre Oselle, che nel diritto portano un Leone veduto di faccia col nimbo intorno al capo ed avente il libro chiuso fra le zampe, sembra alluder possa ai movimenti di guerra in cui la Repubblica trovavasi allora con le reggenze di Barbaria, per rintuzzare la baldanza delle quali le marittime forze di nuovo affidate furono al capitano Angelo Emo. La inscrizione intorno non è che il semplice nome del Santo, come l'abbiamo osservato nel settimo anno del Doge Pietro Grimani: [SC[S. MARCVS. VENETVS]SC]. Questa interpretazione è pure avvalorata dal vedervi, secondo indicammo altre volte, il libro di S. Marco fra le zampe tenuto chiuso, il che era segno di guerra, giacché il libro aperto suol mostrare le parole [I[Pax tibi Marce Evangelista meus]I] ([I[lett]I]. k). Nell'anno 1775, che è il tredicesimo di questo Doge, era stato al Senato fatto proporre dal conte Bonomo Algarotti un nuovo piano di commercio con la Russia per la via del Mar Nero, ed una società di azionisti formata aveasi, ad esempio delle altre nazioni commerciali, che quel traffico con molte somme di soldo imprendesse. Alludendo adunque alle idee a quell'epoca spezialmente svegliate e promosse di dilatare il commercio, migliorarne e facilitarne i mezzi, il Doge volle, che nel diritto della sua Osella di quell'anno impresso fosse un Genio alato, che, illuminato da un raggio celeste, tenesse una face accesa rovesciata sopra un ammasso di colli e casse, ed il movimento ne animasse, e le nuove forme del viniziano commercio indicasse. Il motto intorno dice: [SC[IN. OPERE. FVLGET.]SC], e nell'esergo v. v. Valerio Valier massaro ([I[lett]I]. l). La pietà e la religione del Doge Mocenigo ebbero un nuovo campo di mostrarsi nell'anno 1776, nel quale la pubblicazione di uno straordinario giubileo dalla santa memoria del pontefice Pio VI si fece, che poi fu nel susseguente anno dal Veneziano Governo per la città e per le provincie accolto e diffuso. Nel diritto della decimaquarta Osella è rappresentato il Doge ginocchioni con la berretta ducale deposta in faccia ad una imagine della Vergine col Bambino in grembo dalle nubi sostenuta, e disotto il Leone che giace di fronte alato, e col nimbo, tenente fra le zampe aperto il suo libro. Le parole sono [SC[DOMINA. MATERQ. NOSTRA]SC]. Oltre alla indicata pubblicazione di questo giubileo siamo fatti certi da altri che spesso il Doge devoto le povere comunità religiose, e spezialmente quella di san Bonaventura, visitava, nei chiostri della quale un Oratorio conservavasi alla Beata Vergine dedicato ([I[lett]I]. m). Ad oggetto di animare il commercio, immaginato aveasi un nuovo apparecchio per la fiera dell'Ascensione, che ogni anno nella piazza di S. Marco infino al termine della veneziana dominazione si tenne; e fra i molti progetti e disegni che presentati furono alla sapienza del Governo, quello dell'architetto Bernardino Macaruzzi fu con decreto del Senato prescelto ed eseguito. A quel tempo pure aveva il Senato ordinato che un Codice di Marina si formasse, nel quale raccolte fossero tutte le leggi e gli ordini ad essa relativi. In esecuzione di siffatti decreti nel giugno di quest'anno fu alla sanzione del Senato dalla Magistratura de' Cinque Savii il Codice presentato. Il Doge prescelse allora di rappresentar questo fatto con un'allegoria, offrendo nel suo quindicesimo anno una regal Donna in regio ammanto, scettrata, seduta e coperta del berretto ducale; ai piedi di lei posano le insegne delle belle arti, uno specchio, la bilancia ed il caduceo di Mercurio, emblemi del commercio, ed intorno leggesi: [SC[VIRTVTIS. ET. IVSTITIAE. FAMA.]SC], quasi a significare il concorso di tutte le nazioni in questa occasione di fiera ([I[lett]I]. n). Infatti la donna rappresentata è in atto di legislatrice, che ordina e dispone tutto ciò che alla pace ed alla guerra appartiene, e non vi si dimentica lo specchio e la bilancia, insegne della prudenza e della giustizia. Anche nell'ultimo donativo fatto dal Doge Mocenigo nell'anno 1778 nell'allegoria dello specchio e dell'àncora si raffigurano le due distinte virtù sì necessarie ad ogni Governo quali sono la prudenza e la costanza. Qual fosse il motivo dato al conio di questa medaglia, apertamente si conosce dal sapersi che particolari movimenti interni romoreggiavano allora, e che il Doge amò di prescegliere quest'allegoria per dimostrare quanto la prudenza e la costanza fossero necessarie alla tranquillità ed alla felicità della nazione. Nella Osella è lo specchio intrecciato con l'àncora, e le parole sono [SC[PRVDENTIA. ET. CONSTANTIA.]SC], e nell'esergo [SC[L. A. F.]SC] il nome del massaro all'argento Leonardo Alvise Foscarini ([I[lett]I]. o). Al Doge Mocenigo però non toccò in sorte di essere spettatore di nuove interne convulsioni politiche e discussioni, ché egli morì ai sei di gennaio dell'anno mille settecento e settanta nove.