A. 1576 ([SC[TAV]SC]. II).

Nel giugno dell'anno 1576 Sebastiano Veniero, Procuratore di S. Marco, succedette al defunto Mocenigo, ma un solo anno sulla sede ducale rimase. Questo Doge, che era stato capitano generale sulla flotta, e il quale col suo valore contribuito aveva all'esito fortunato della battaglia di Lepanto in cui il centro comandava, la ricompensa più grande dalla patria ottenne pe' suoi sparsi sudori. Distribuendo a' nobili il consueto dono, volle, che nel diritto inciso fosse il protettore S. Marco in atto di benedire, con la sinistra allo stendardo appoggiata, mentre il Doge genuflesso gli presenta un ramo di palma in omaggio per la ottenuta vittoria, ed un Angelo a volo discende dal cielo col ducale berretto apparecchiato a collocarglielo sul capo col motto: [SC[SEB. VENERIO. P. MVNVS]SC]., e sotto [SC[ANNO. I.]SC], e tutto ciò in memoria di essere stato dal suo Angelo tutelare nella famosa giornata salvato. Nel rovescio poi ricorda la protezione del cielo accordata alla città nella pestifera mortalità passata, dall'alto mostrandosi il Signore che la sottoposta città benedice, ed alla quale varie galere approdano con la epigrafe: [SC[1577. MAGNA. DEI. MISERICORDIA. SVP. NOS]SC]. Parve al Palazzi di vedere in questo rovescio nuovamente rammentata la battaglia dei Curzolari, sognando esservi le flotte che s'incontrano; ma chiaramente risulta essere al di sotto del Signore raffigurata una città, ed anzi da' suoi edifizii puossi Venezia riconoscere, alla piazzetta della quale, non già nemiche flotte s'incontrano, ma tranquille navi onerarie approdano, e danno fondo; oltre a che lo stesso motto che vi si legge appalesa piuttosto la liberazione di un flagello, che non una vittoria per la Dio grazia ottenuta.

[T1] NICOLÒ DA PONTE.
A. 1578 ([SC[TAV]SC]. II).

Alla morte del Doge Veniero aspirarono con eguale fervore e non diseguale benemerenza Jacopo Soranzo e Paolo Tiepolo, costituiti ambo nella medesima età e riputazione appresso di tutti; ma nel mentre, gareggiando essi di virtù e di applausi, vi anelano, vi si vide sollevato Nicolò da Ponte, Procuratore di S. Marco, il quale siccome artefice della propria fortuna, posti alla futura sua grandezza i fondamenti sulla cultura delle arti e della filosofia, della quale avea tenuta per alquanti anni pubblica lezione, agli affari pubblici dedicandosi, e superando ciascuno nella prudenza e nella forza del parlare, tutti i gradi più onorevoli avea già scorsi. Era egli a quel tempo luogotenente in Udine quando fu al Veniero in successore eletto, quasi da celeste inspirazione a ciò gli elettori condotti. Infatti nelle Oselle, che ne' sette anni della sua ducea a' nobili distribuì, null'altro fece imprimere, che sul diritto san Marco sur una cattedra, di spalliera ornata, seduto, poggiando la destra mano sopra uno de' bracciuoli della sedia, nel mentre che con la sinistra al Doge lo stendardo consegna, il quale con le ginocchia piegate pure con la sinistra il riceve, tenendo al petto la destra, e dietro a lui un Angelo già in terra disceso, che il berretto ducale gli appresta, quasi ad indicare la sua inaspettata elezione, con le parole: [SC[S. M. VENETVS. NIC. DE. PONTE. D. ]SC]e sotto l578 e seguenti. Il Palazzi asserisce che su la banderuola dello stendardo impresso sia il monogramma del Santo [SC[S. M.]SC], ma nella serie delle Oselle, che mi sono sotto l'occhio, tanto di questo che degli anni successivi, non seppi rilevare che il consueto simbolo dell'Evangelista, cioè il Leone alato. Anche nel rovescio delle stesse Oselle la pietà di questo Doge riluce, poiché, elevato sulla sede ducale nel giorno a san Giuseppe dedicato, volle, che in ciascuno dei sette anni, qualunque avvenimento posponendo, la figura di detto Santo si mostrasse con verga in mano fiorita ed il motto: [SC[VIRGA. FLORVIT. PRINC. MVNVS. AN. I.]SC], e nel basamento della figura di santo Giuseppe [SC[S. IOS.]SC], e così di seguito fino all'anno settimo.

[T1] PASQUALE CICOGNA.
A. 1585 ([SC[TAV]SC]. II).

In questo anno 1585 entro il mese di luglio il Principe Nicolò da Ponte, avendo governata la Repubblica per sette anni, in età di anni novanta finì di vivere. A lui succedette Pasquale Cicogna, Procuratore di S. Marco, ragguardevole per innocenza e per integrità di vita, il quale esercitando nell'antipassata guerra l'impiego di Provveditore della Canea nell'isola di Candia, avea dato saggi di prudenza e di fortezza singolare. Lo stesso spirito di religione e di pietà animava l'eletto Doge, che fino all'aprile del 1595 sedette sul ducal trono, e quindi dieci furono le Oselle che ai nobili offeriva. Nella prima di queste evvi conservato il diritto del suo antecessore, variato il nome, mentre nelle altre nove il tipo del Doge Veniero adoperavasi con l'Angelo, che dall'alto discende, piuttosto che sia disceso, tipo che fu creduto inutile di ripetere nelle tavole, dappoiché la sola differenza nella posizione dell'Angelo consisteva. Le parole sono: [SC[S. M. VENETUS. PASC. CICONIA. D.]SC] e sotto 1585. Nel rovescio poi è la santissima Croce in mezzo a due altre Croci con la leggenda: [SC[HINC. SALVS. ET. RESVRRECTIO. ANNO. I]SC]. La impronta adoperata da questo Doge nelle sue Oselle, ricordando la religione e la pietà di lui, mostra quale predilezione egli avesse verso l'ordine dei Padri Crociferi. La insegna di questo ordine, ch'era appunto tre Croci, oggigiorno si vede sopra una delle porte del fabbricato esistente qui in Venezia nella piazza detta dei Gesuiti, ove quella religiosa comunità chiesa teneva ed ospizio. Quel Doge infatti frequentava con divozione particolare l'oratorio annesso all'ospizio, ed ivi pure trovossi nell'atto che gli fu annunziata la sua esaltazione alla sede ducale. Quest'oratorio, che fu nell'anno 1845 illustrato da monsignor Gio. Bellomo, Canonico della Basilica Patriarcale di S. Marco, e Professore emerito dell'i. R. Liceo Convitto, è posto di fronte alla chiesa de' RR. PP. Gesuiti, nella quale evvi il deposito di questo Doge, ed è annesso al già ospizio de' Crociferi, che fu poi ridotto ad ospizio di donne inferme e vecchie. Ed in esso trovasi un quadro che ricorda appunto che, stando il Cicogna colà ad orare, gli venne recata la notizia della sua elezione a Doge.

[T1] MARINO GRIMANI.
A. 1595 ([SC[TAV]SC]. II).