Ammirabile e commovente funzione funebre celebravasi oggi nel maestoso tempio di S. Carlo a suffragio dell’anima generosa e forte di Giuseppe Broggi, che con tanto valore difese nelle prime due delle rinomate cinque giornate i punti più accanitamente attaccati dall’artiglieria austriaca a Porta Nuova, a Porta Orientale, ed a S. Babila.
Quel prode che già militando per la Francia erasi battuto e distinto sulle spiagge d’Africa, munito di quell’armi medesime, d’onde non usciva colpo in fallo, distruggeva il nemico in modo da incuterli spavento: ma una palla da cannone di rimbalzo lo stese sfracellato con un colpo a terra, in mezzo a suoi fidi amici Rusca e Biffi che erangli compagni alla vittoria. Così pure del suo eletto drappello erano di conserva alla pugna Emilio Morosini, De Cristoforis, fratelli Biffi, Attilio Mozzoni, Enrico Dandolo, Angelo Fava, Re, Carlo Mancini, Croff, Negri ed altri.
Sulla porta del Tempio leggevasi questa bella iscrizione:
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GRAN DIO DELLE CLEMENZE
SIA TU PROPIZIO
ALL’ANIMA DI CARLO GIUSEPPE BROGGI
GIA’ MILITE NELLE GALLICHE LEGIONI DELL’ALGERIA
COSTUMATO ARDITO FIORE D’ITALI PRODI
COLPITO IN MILANO DA BELLICO FERALE TORMENTO
MENTRE CROCESIGNATO DI PIO IL MAGNANIMO
DIFENDEVA IMPAVIDO IL PONTE DELLA CONCORDIA
SPEZZAVA DELLO INORGOGLITO NEMICO IL TEVTONICO GIOGO
CON BRAMOSÌA DI RINTVZZARLO TRA I GHIACCI DEL NORTE
VINDICE DELLA VILIPESA RAGIONE DE’ TRATTATI
DELLA RELIGIONE DELLA VMANITA’
MORÌ VITTIMA DELL’INDIPENDENZA ASSOLVTA D’ITALIA
IL XIX. MARZO M.DCCC.XLVIII DI ANNI XXXIII,
TRA IL COMPIANTO DE’ SVOI CONCITTADINI
CON ISMISVRATO PERPETVO DESIDERIO
DEI BRAVI COMMILITONI
In mezzo al tempio, tutt’addobbato a gramaglia e ricco di fiammeggianti cerei, sorgeva la mole funebre, delineata a foggia militare, ideata magnificamente dal pittore Firmini. Il piedestallo sorgente dalle gradinate era tutt’intorno fregiato di uniti fucili, come n’era la sommità del catafalco, nel di cui mezzo stava piantato il gran vessillo tricolore, donato per tale scopo alla Chiesa. Armi e trofei congiunti e ben distribuiti, d’invenzione del Frattini, e bandiere e vasi e fiaccole ardenti lo corredavano con verdi cipressi ai lati, di tal mirabile effetto che tutta l’anima n’era commossa. Scelta musica del maestro Raj era da numerosi artisti eseguita, e tutto il Clero, e per quanto riguarda la Chiesa gratuitamente prestatosi, avea secondato il desiderio de’ molti amici del defunto che sostennero varie altre spese.
Una Deputazione del Governo provvisorio intervenne alla funzione, ed il Comando militare con altri Dicasterj. Tutta la Guardia civica d’infanteria e cavalleria vi si è recata ad onorar la memoria del prode estinto; e numeroso stuolo di signore vestite a bruno vi concorsero pur esse in mezzo a folla straordinaria per spargere una lagrima su quel feretro.
Alla tomba fu letto un breve e interessante discorso che incominciava colle seguenti parole:
«Fratelli!
«A forte e sentito dolore mal risponde la parola, e più eloquente d’ogni parola sono i nostri volti composti a solenne mestizia. Fra le nere gramaglie e i funebri riti, nel raccoglimento religioso della preghiera siamo convenuti intorno una bara per rendere pietosa testimonianza di affetto; e il cuor nostro palpita ancora delle più vive emozioni. Noi pregammo la pace del Signore all’anima benedetta di un martire delle cinque giornate, e qui ci accogliemmo a spargere sul suo sepolcro un fiore, e una lagrima di memoria e di riconoscenza.—Cittadini! questa terra che calchiamo è terra di valorosi; quella tomba che pur ora baciammo nell’espansione dell’anima racchiude una salma preziosa, la salma di Giuseppe Broggi abbracciata strettamente in amplesso fraterno a quelle de’ prodi, che combattendo da leoni morirono da eroi nelle nostre mille barricate, e inaugurarono coi martiri di Palermo l’evo glorioso dell’italiano riscatto».
E finiva dicendo: