IX.
20 MARZO (LUNEDÌ).
Evviva l’Italia!... tremate o stranieri!
Su... via... ricalcate gli Alpini sentieri;
Fuggite... già l’ora del sangue è suonata...
Reclama vendetta la madre oltraggiata:
E i figli han giurato—nei liberi deschi,
Morte ai Tedeschi.
I volontari Napoletani in Italia.
Non ci attristi più lo sguardo
L’abborrito giallo e nero;
Sorga l’Italo stendardo
E sgomenti l’oppressor.
Sorga, sorga e splenda altero
Il vessillo tricolor.
L. Carrer.
Ad una cupa e silenziosa notte interrotta da qualche grido di all’erta, da qualche colpo di fucile tien dietro un giorno che si presenta a noi sotto un aspetto molto tristo, e per la dirotta pioggia che cade, e pel continuo suonar a stormo, e per l’incessante tuonar del cannone. Pure i nostri animi non si abbattono, ed i nostri cuori, come spinti da forza ignota, si abbandonano ad insolita gioja, foriera di quella vittoria che andiamo a conquistare.—I trionfi dei due giorni precedenti han rinfrancato il nostro coraggio. Tutto seconda le nostre brame. Iddio è con noi! Pio IX ha benedette le nostre armi! Iddio è con noi! ripetiamo questo grido. «La croce sanguigna sia il nostro vessillo. O Tedesco infesto alla nostra nazione, odi quel funereo suono de’ sacri bronzi? Egli ti annunzia la tua miserabile fine!—Maledetto da Dio, maledetto dagli uomini, in chi speri tu ancora? Tu fuggirai, ma il marchio d’infamia che t’improntarono gli Italiani, al mondo intero ti farà manifesto e tutti i viventi malediranno e fuggiranno in te il ladro, l’infame assassino dell’Italia.—E tu, o Radetzky, ben degno condottiere di questa masnada, saldo appoggio del vacillante trono Austriaco, perchè non isfoderi quella vantata spada che per sessantacinque anni sfolgoreggiò a difesa del tuo principe? temi forse spezzarla contro i nostri petti di bronzo? N’hai ragione, noi non dobbiamo incontrarci. Tu non devi morire per mano di un prode. Vile come le orde che tu comandi, te ne stai intanato co’ tuoi satelliti a preparare la nostra distruzione coll’armi del tradimento.—E chi ponesti a presidio del Palazzo di Giustizia, dell’Arcivescovile, della Corte, della Direzione di Polizia, della Piazza de’ Mercanti? Vigliacchi tuoi pari che rifiutando di combattere, ci presentano il bianco vessillo di pace per coglierci nella rete e piombarci poi addosso coll’arma dell’assassino.—Ma la giustizia divina ci ha salvati tutti, noi abbiamo vinto: voi siete nelle nostre mani! Ora ci domandate la vita in dono, ci domandate del pane?... Avrete tutto. L’Italia è un popolo di leoni, tanto valoroso quanto magnanimo. Le vostre ossa andrebbero tritolate come il grano turco: ma questa fatica l’affidiamo al diavolo, se pure vorrà addossarsela.
Veniamo alla narrazione storica.