Govean, La battaglia di Legnano.
Era trascorsa di due ore circa la mezzanotte quando quel forte romoreggiare del cannone che doveva coprire la fuga delle truppe del grand’impero, cessò affatto. Il Feld-Maresciallo credette di usare questo nuovo ingegno di sua strategica per salvare la pelle. Chiamò a raccolta tutte le sue truppe e mano mano che faceva il giro di circonvallazione le raccoglieva, facendo trasportare con esse gli innumerevoli morti e feriti, di che il valore dei nostri prodi aveva coperto il terreno.
Prima ad aprirsi fu la Porta Comasina, e vi tenner dietro Porta Nuova, Porta Orientale, Porta Tosa e Porta Romana. La novella della riportata vittoria si sparge tosto per tutta la città. I nostri accorrono al Castello ed alle porte. Un grido di fuori i lumi, i Tedeschi sono andati, vittoria, vittoria, viene ripetuto per tutte le contrade. Tutti vogliono assicurarsi del fatto. Le contrade vanno stivate di gente cittadina e forese che era corsa in nostro ajuto. Qual commoventissima scena di gioja, quegli amici, quei parenti, quei mariti, quei figli, quei fratelli che durante i cinque giorni di lotta non s’erano più incontrati, ora si abbracciano, si stringono insieme, e gridano: Sì siamo vivi, vivi e redenti, cessino le angosce, Viva l’Italia libera! Noi ci siamo battezzati col sangue de’ nostri fratelli. Noi abbiamo giurato sulle loro esanime spoglie mai più Tedeschi, mai più stranieri! L’Italia si è emancipata, essa può far da sè. La patria di tanti eroi, la bella Milano sarà pareggiata all’antica Roma.
Milano è libera e l’inimico sbandato e fuggiasco si muove in due colonne verso Lodi e Bergamo. Il Governo Provvisorio ne dà tosto avviso coi seguenti editti, invitando ancora i nostri prodi a tenergli dietro onde spegnere del tutto quella razza di barbari e d’assassini.
AI PARROCI
E A TUTTE LE AUTORITÀ’ COMUNALI.
Il nemico è in fuga da Milano. Diviso in due colonne, si dirige per Bergamo e Lodi. Si provveda quindi con ogni mezzo alla propria difesa, ed alla pronta distruzione dei resti di queste orde feroci.
Il Presidente del Comitato di Guerra
Pompeo Litta.
CITTADINI!
Milano, 23 marzo 1848.
Il maresciallo Radetzky che aveva giurato di ridurre in cenere la vostra città non ha potuto resistervi più a lungo. Voi senz’armi avete sconfitto un esercito che godeva una vecchia fama di abitudini guerresche e di disciplina militare. Il Governo Austriaco è sparito per sempre dalla magnifica nostra città. Ma bisogna pensare energicamente a vincere del tutto, a conquistare l’emancipazione della rimanente Italia, senza la quale non c’è indipendenza per voi.