ITALIA LIBERA
W. PIO IX
ESERCITO ITALIANO

Milano, 23 Marzo 1848.

I cinque giorni sono compiuti, e già Milano non ha più un sol nemico nel suo seno. D’ogni parte accorrono con ansia dalle altre terre i combattenti. È necessario raccorli e ordinarli in legioni. D’ora in poi non basta il coraggio, bisogna inseguire con arte in aperta campagna un nemico che può trar tutto il vantaggio dalla sua cavalleria, dai cannoni, dalla mobilità delle sue forze; ordiniamoci dunque almeno in due parti; l’una rimanga come fin qui a difendere colle barricate e con ogni varietà d’armi la città,—l’altra, provveduta completamente d’armi da fuoco, e di qualche nervo di cavalli, e appena che si possa, anche di artiglieria volante, esca audacemente dalle mura, e aggiungendo al valore la mobilità e la precisione, incalzi di terra in terra il nemico fuggente; lo raffreni nella rapina, lo rallenti nella fuga, gli precluda lo scampo.

Siccome la sua meta è di raggiungere quanto più presto si può la cima delle Alpi e la futura frontiera che il dito di Dio fin dal principio dei secoli segnò per l’Italia, noi la chiameremo Legione Prima, l’Esercito della frontiera, Esercito delle Alpi.

I difensori della città si chiameranno Legione Seconda, e per uniformarsi ai fratelli e compiere una grande Istituzione italiana: Guardia Civica.

Valorosi, che accorrete a noi da tutte le vicine e lontane terre, unitevi e all’Esercito, e alla Guardia, secondochè l’imperfetto armamento v’impone. Ma unitevi, ordinatevi, ubbidite al comando fraterno. I vostri comandanti saranno eletti da voi.

Suvvia dunque, viva l’Esercito delle Alpi, viva la Guardia della città.

Il Comitato di Guerra
Pompeo Litta—Giorgio Clerici—Giulio Terzaghi Cattaneo—Carnevali—Cernuschi—Lissoni—Torelli.

Prima di por termine a questa mia narrazione vorrei conoscervi tutti o valorosi miei concittadini e coraggiose eroine per decantare i vostri nomi ed i vostri trionfi a tutto il mondo[45]. Sì diciamolo, nella nostra Rivoluzione vi fu del prodigioso, del sovrumano, ma vi fu ancora un eroico coraggio, del quale non v’ha esempio nelle storie dell’incivilita Europa. L’Austria è caduta, e con essa l’infame sua politica che s’appoggiava sul raggiro e sulla frode. «Caduta è l’Austria, ripetiamolo con Bianchi Giovini, e noi gettiamoci sopra di lei, pestiamola, calchiamola, stritoliamola. Vendichiamo tutte le infamie della sua polizia, tutte le malvagità del suo ministero, tutta l’ignoranza de’ suoi ministri, tutte le estorsioni, le truffe, le ruberie, i sacrilegi, le immanità consumate nel troppo lungo periodo di trentatrè anni: e affamata, conquassata, sbigottita, balziamola al di là de’ Tarvisj monti e sia maledetta la sua memoria».