IL GOVERNO PROVVISORIO DI MILANO

ALLA SANTITA’ DI PAPA PIO IX.

Beatissimo Padre!

La gran causa dell’indipendenza italiana da Vostra Santità benedetta ha trionfato anche nella nostra città. Noi le abbiamo resa testimonianza di sangue; e ne andiam lieti nella speranza che questo sangue sarà lavacro di rigenerazione per noi e per tutt’Italia.

Nel Nome Vostro, Beatissimo Padre, noi ci preparammo a combattere; scrivemmo il Nome Vostro sulle nostre bandiere, sulle nostre barricate; nel Nome Vostro inermi quasi e improvidi d’ogni cosa, fuorchè della santità pe’ nostri diritti, affrontammo i formidabili apparati del nemico; nel nome Vostro giovani e vecchi, donne e fanciulli, lietamente combatterono, lietamente morirono, ed ora nel Nome Vostro apriamo la gioja de’ nostri cuori a Dio che ha vinto in noi la sua battaglia.

Sì, è Dio che in noi ha vinto: lo proclama la gran voce del popolo, che in questa certezza dimentica tutti i dolori del passato e li perdona, mentre pieno di fede contempla nell’avvenire l’avveramento di quelle magnifiche promesse di che prima gli entrava mallevadrice, o Beatissimo Padre, la Vostra sacrosanta parola. Intrepidi nella lotta, noi siamo stati misericordiosi nella vittoria; e devoti al Vostro Nome che suona mansuetudine e perdono, non ci siamo abbandonati all’ebbrezza del trionfo, non l’abbiamo macchiato d’alcuna esorbitanza, e, quanto lo consentono le severe ragioni della guerra, abbiamo rispettato l’immagine di Dio anche nel nostro spietato nemico.

Spietato nella pugna, più spietato dopo la pugna; perocchè, volgendo in fuga dalla città nostra, si gettò sulle terre vicine e fe’ di tutte le campagne dei nostri contorni all’Adda ed all’Oglio un desolato deserto. Violate le Chiese, i Sacerdoti dispersi e martoriati, in fiamme i casali, gli abitatori taglieggiati, assassinati: carnificina e saccheggio per tutto. Ed anche a noi spietato, pur dopo averci lasciati tanti segni della cieca ira sua: perocchè trascinò con sè molti nostri concittadini che aveva già nei dì della lotta soggettati ad ogni obbrobrio, ad ogni martirio di servitù, Magistrati riguardevoli, giovani nel fior della vita e delle speranze, padri, mariti, figli. Sulla sorte loro noi viviamo in ansietà dolorosissima, sapendoli alla balía d’una sfrenata soldatesca e di sgherri ancor più sfrenati. Ah! queste son tali angoscie che ci avvelenano anche la gioja della vittoria. Ma coll’averla deposta nel cuor paterno della Santità Vostra, ci sembra sentircela già disacerbata, massime che il pensier nostro corre già a vagheggiar la speranza che in pro’ di questi nostri disfortunati s’interporrà, Beatissimo Padre, la Vostra sacrosanta autorità, la Vostra parola propiziatrice.

Intanto, forti del nostro diritto suggellato dal sangue de’ nostri combattenti, forti dell’ajuto che ci presta, da noi domandato, il magnanimo Re di Sardegna, forti del Vostro Nome, noi ci prepariamo a proseguir quella guerra a cui non può metter fine che la completa conquista dell’indipendenza italiana. Sinchè ferve la guerra contro il comun nemico, solleciti di mantener l’ordine, più necessario dentro, quando si combatte fuori, noi provvederemo insieme ai governi provvisorj di altre città di Lombardia sgombre dall’austriaco e con noi affratellate, che dissidj non sorgano sulla forma politica a cui debba comporsi questa nobil parte della gran Patria italiana. A causa vinta, la Nazione deciderà; e certo avrà per noi gran peso l’esempio degli altri nostri fratelli, dacchè siamo fermamente risoluti di rivolgere tutti gli sforzi nostri a rendere più saldi i legami dell’unica unità, senza cui l’Italica indipendenza non sarà mai.

Ma ora si tratta di combattere, si tratta di ricacciare oltre le Alpi il comun nemico d’Italia, quel nemico che contristò anche il paterno Vostro cuore, o Beatissimo Padre, e osò fare del Vostro Nome un segno di contraddizione e di scandalo. Or dunque a Voi ricorriamo come al primo Cittadino d’Italia, come all’iniziatore di questo gran moto che i volonterosi condusse e trascinò i repugnanti, come al nostro padre, come in Cristo che francò tutte le nazioni della terra. Aggiungete alla forza delle nostre armi la forza delle Vostre benedizioni: benediteci nell’effusione della Vostra grand’anima, come avete già benedetto a tutt’Italia: benediteci nella pugna per benedirci nella vittoria: vittoria finale che farà sorgere una voce sola a gridare dall’Alpi ai due mari:

Viva l’Italia libera ed una. Viva Pio IX.