Possano le Nostre preghiere ascendere nel cospetto del Signore e far discendere sopra di voi quello spirito di consiglio, di forza e di sapienza, di cui è principio il temere Iddio: affinchè gli occhi Nostri veggano la pace sopra tutta questa terra d’Italia, che se nella Nostra carità universale per tutto il mondo Cattolico non possiamo chiamare la più diletta, Dio volle però che fosse a noi la più vicina.

Datum Romæ apud S. Mariam Majorem die XXX Martii MDCCCXLVIII, Pontificatus Nostri Anno secundo.

PIVS PP. IX.

Tosto avuta in Torino la nuova del fortunato esito della nostra rivoluzione si ordinò per il giorno 24 dello stesso mese di marzo la celebrazione di un solenne Te Deum nella cattedrale di quella città, cui intervennero S. M. il Re colla R. Famiglia e la Corte, li Supremi Magistrati, il Corpo di città e le regie Università. La Deputazione Lombarda ebbe un posto distinto. Durante la funzione si sentiva un continuo e forte cannoneggiare, e le truppe schierate sulla piazza fecero i fuochi di parata; quindi S. M. con lo Stato Maggiore passò la prima rivista alle 24 compagnie della Guardia Comunale. Alla sera vi fu splendidissima illuminazione per tutta la città, che venne rinnovata la sera vegnente.

A un’ora dopo mezzo giorno della domenica, giorno 26, arrivò fra noi la milizia Sabauda fra le acclamazioni di un popolo esultante che affollatissimo si era portato alla Piazza d’Armi e fuori del Sempione per incontrarla, sebbene il cielo mandasse dirottissima pioggia. V’era pure la nostra Milizia Civica, divisa già in varj drappelli ed in buon numero schierata nei due lati della strada a fare il presentat’arm’. Alcune gentili signore non poteronsi tenere dall’allungare le loro graziose manine e porgere delle coccarde tricolori a que’ garbati ufficialetti, che con molta eleganza se le mettevano sul cuore unite a quella dell’amato loro Sovrano. Le grida di Viva i fratelli Piemontesi, Vivano i Prodi Lombardi, Viva l’Italia libera, venivano contraccambiate tra gli spettatori e gli arrivati.

Lo stesso Carlo Alberto, alla testa di altro poderoso esercito partiva nel medesimo giorno coi Figli, dopo d’aver raccomandati la Regina, la Duchessa ed i Principini alla Guardia Nazionale. Il nobile disinteresse di questo magnanimo Principe, che abbandonò così spontaneo la deliziosa sua reggia per combattere il comun nemico alla testa delle sue truppe, e divider con esse gli stenti della guerra, gli acquistò tanta simpatia nei cuori di tutti gli Italiani e particolarmenle dei Lombardi, che tanto valorosi quanto generosi gli stanno preparando un premio condegno al suo merito. Egli non degenera da quella dinastia veramente italiana, che pel corso di nove secoli vegliò sempre a difesa dell’Italia.

Viva il magnanimo e potente Carlo Alberto, la prima e più valorosa spada nella guerra per la libertà d’Italia!

Venezia, Modena, Reggio, Parma ed altre città inviarono successivamente al Governo Provvisorio, e le più per mezzo di Deputati, indirizzi o di adesione, o di congratulazione, o di fratellanza italiana. Il Governo com’era suo debito rispose loro, e nelle risposte espresse la sua riconoscenza e dichiarò i suoi principj, le norme della sua condotta e le sue speranze sull’avvenire. Tanto gl’indirizzi quanto le risposte furono fatti pubblici per mezzo della Gazzetta officiale.

Pubblichiamo, come documento istorico comprovante un titolo alla stima dei Milanesi, il seguente indirizzo dell’Autore delle Melodie Italiche, reputandolo opportuno a tramandare la memoria di un fatto degno di vivere nella memoria di quanti hanno cara la virtù della gratitudine, il quale spetta al giorno 23 del marzo.