Dopo lungo dibattimento si decise di porre prima a partito il progetto della commissione, il quale, qualora non fosse accettato, poteva mettersi alle voci il progetto del duca di Lodi, e cosí le modificazioni proposte. Il conte Dandolo fece istanza che ciascuna delle proposizioni subisse lo sperimento dello scrutinio segreto per via di ballottazione. Il conte Presidente si rifiutò, avendo ordinato che i singoli dassero apertamente i loro voti per alzata in piedi e seduta, e con tal metodo la massima parte dei Senatori approvò le considerazioni e gli articoli dalla commissione proposti. Il solo terzo articolo subí la seguente modificazione, proposta dal conte Moscati, e redatta dal conte Mengotti: «Li deputati saranno incaricati di presentare in quest'occasione alle AA. PP. li sentimenti di ammirazione del Senato per le virtú del principe Viceré, e della sua viva riconoscenza per il di lui governo» (Allegato [lettera C]). Qui fu che gli individui del contrario sentimento, e sopratutti il conte Vaccari, si diedero a declamare fortemente contro l'ingiustizia e l'ingratitudine del Senato. Tacquero gli altri, ed ognuno si fece un riguardo di non dar luogo a contestazione in quest'argomento. Chiese la parola il conte Luosi, ed espose che, sebbene non si potesse piú proporre il progetto del duca di Lodi, come contradetto dall'altro adottato, pure gli sembrava che non fosse in opposizione con questo l'articolo redatto dal conte Prina, sul dritto eventuale del principe Eugenio. Domandò ed ottenne di interpellare su di esso la volontà del Senato, ma essendo stato confutato di nuovo dal conte Guicciardi, fu posto alle voci e fu escluso.

Altro allora non restava che la nomina dei deputati. Il conte Paradisi credette di proporre, che gli sembrava opportuno di rimettere la scelta di essi alla prudenza del governo. Questa istanza non si poté porre in deliberazione, perché un grido generale la escluse appena pronunciata. Posteriormente poi si vociferò che il governo aveva destinato di spedire lo stesso conte Paradisi ed il conte Prina. Si passò dunque allo scrutinio e dallo spoglio delle schede risultò che il conte Castiglioni fu contemplato da 27 voti, il conte Testi da 25, Guicciardi da 23. L'ulteriore maggioranza de' voti concorse nel conte Paradisi il quale però non fu favorito che da sei solamente.

Il conte Testi si scusò di non poter presentarsi a tale onorifico incarco, per la sua manifesta malattia d'occhi. Il conte Guicciardi soggiunse, che se ammettevano scuse egli era il primo a proporre le sue, perché ognuno conosce le fisiche indisposizioni che soffre, non che il danno nell'allontanarsi da una famiglia di 14 figli. Alle rispettive deduzioni credette d'imporre silenzio il conte Presidente, col pronunziare che la seduta era sciolta; rispose alcuno che era in sua facoltà il chiudere la discussione, e passare la proposizione, se avesse avuto il suo sfogo. Egli però ripeté piú volte, che credeva di essere investito di tale facoltà, e perciò dichiarava onninamente sciolta la seduta. Non si poté insistere in ciò, perché i conti Paradisi e Carlotti erano partiti, e sebbene dagli uscieri richiamati, non furono raggiunti.


LETTERA A.

Messaggio del duca di Lodi, Cancelliere guardasigilli della Corona.

Senatori,

Le nuove che ci pervengono ogni dí dalla Francia sono di tale natura, che il Senato del Regno d'Italia si renderebbe infallibilmente colpevole verso la patria, se differisse piú a lungo di occuparsi del di lei destino, e di cercare nella sua saviezza que' mezzi migliori di conciliare la sua esistenza.

Un accesso di gotta, che questa notte mi ha assalito, è cagione, o senatori, ch'io non possa oggi recarmi in persona nel vostro seno, come mi era proposto, e provo di questa circostanza un profondo rammarico.

Ma tutti gli istanti sono talmente preziosi, che ho giudicato di non poter differire oltre la comunicazione, che doveva farvi. In conseguenza, autorizzato nella mia qualità di rappresentante lo Stato, in assenza di S. A. I. il principe Viceré, vi dirigo, o senatori, un progetto di risoluzione, che sottopongo al vostro patriottismo ed ai vostri lumi, e sul quale invoco da voi una pronta deliberazione.