— «Beato Quinto! Le nostre congratulazioni!» —

— «Bene auguriamo per questa scelta. Ti salutiamo sin d'ora duumviro.» —

— «Quinto Arrio duumviro, suona meglio di Quinto Arrio tribuno.» —

Con queste parole si strinsero festosamente intorno a lui.

— «Io mi rallegro insieme agli altri» — disse l'amico avvinazzato — «mi rallegro assai. Ma voglio essere pratico, o mio duumviro, e finchè io non vedrò che la promozione ti abbia valso una maggior conoscenza delle tesserae riservo il mio giudizio sulla tua fortuna, in questo... in questo affare.» —

— «Vi ringrazio tutti!» — disse Arrio rivolgendosi collettivamente ad essi — «se aveste delle lanterne, direi che siete auguri. Farò di più. Vi mostrerò che avete colpito nel segno. Qui, leggete.» —

Dalle pieghe della sua toga estrasse un rotolo di carta e lo porse a loro, dicendo: — «L'ho ricevuto ieri mentre ero a tavola, da Seiano.» —

Questo nome era già grande nel mondo Romano; grande e non ancora così infame come divenne di poi.

— «Seiano!» — esclamarono in coro, stringendosi attorno a chi leggeva la lettera. Ecco il tenore di essa:

Seiano a C. Cecilio Rufo, Duumviro,