Il tribuno si trovava in imbarazzo ed esitava. Il suo potere era illimitato; era padrone del bastimento. La pietà e la giustizia insieme lo spingevano a compiere un atto di doverosa riparazione. Ma, d'altra parte, diceva fra sè, non c'era fretta, o piuttosto c'era fretta, per arrivare a Citera; non si poteva privare la nave del suo miglior rematore; poteva aspettare; apprendere qualche cosa d'altro; almeno avrebbe voluto assicurarsi che fosse il principe Ben Hur. Di solito gli schiavi erano bugiardi.
— «Sta bene» — disse finalmente. — «Ritorna al tuo posto.» —
Ben Hur s'inchinò; levò gli occhi in faccia al suo padrone, ma non vi lesse motivo di sperare, fece per andarsene, poi si voltò e disse:
— «Se tu ti ricorderai ancora di me, o tribuno, pensa che io ti pregai solo di una parola che mi rivelasse ove fossero mia madre, mia sorella.» — Poi continuò il suo cammino.
Arrio lo seguì con l'ammirazione negli occhi.
— «Per pol!» — pensò — «Che corpo adatto per l'arena! Che corridore! O Dei, che braccio per la spada ed il cesto! — «Fermati,» — soggiunse ad alta voce.
Ben Hur si fermò, ed il tribuno gli si avvicinò.
— «Se fossi libero, che cosa faresti?» —
— «L'illustre Arrio si prende giuoco di me!» — esclamò Giuda con le labbra tremanti.
— «No, per gli Dei, no!» —