Improvvisamente l'Astraea si arrestò. I remi balzarono dalle mani dei forzati, ed essi medesimi furono rovesciati dai sedili. Sul ponte risuonò il calpestìo furioso di molti piedi, e ai fianchi si udì lo stritolìo di navi e il frantumarsi di remi. Gli schiavi, si gettarono per terra o strisciarono in cerca di nascondigli. In mezzo a questo panico un corpo umano fu lanciato a capofitto attraverso il boccaporto, ai piedi di Ben Hur.

Egli vide un busto seminudo, una massa di capelli neri spioventi sul viso, e, sotto, uno scudo di vimini e di cuoio: Un barbaro del settentrione, cui la morte aveva tolto vendetta e bottino. Come era venuto in questo luogo? Gli uncini ferrati lo avevano strappato dal ponte nemico? No, l'Astraea era stata arrembata! I Romani combattevano sul proprio ponte. Un brivido prese l'Ebreo. Forse Arrio era assalito, lottava per la propria vita. Se fosse ucciso! Il Dio d'Abramo non lo voglia! Che sarebbero divenute le speranze ed i sogni vagheggiati? Madre, sorella, casa, patria, dovrebbe perderli di bel nuovo? Il tumulto raddoppiò sopra il suo capo; nella cabina tutto era confusione, i rematori paralizzati sui loro banchi, uomini correnti qua e là all'impazzata; solo il capo, seduto davanti al suo tavolo, aspettava impassibile un ordine del tribuno, esempio di quella mirabile disciplina che aveva soggiogato il mondo.

L'esempio fece bene a Ben Hur. Si padroneggiò abbastanza per riflettere. Onore e dovere costringevano il Romano al suo posto, ma per lui queste ragioni non esistevano. Egli era uno schiavo e forse questo era il momento di riacquistare la libertà. A che pro' il sacrificio? Per lui il vivere era un dovere, non il morire. La sua vita apparteneva ai suoi cari. Essi gli apparirono davanti alla fantasia accesa, palpitanti in carne ed ossa, con le mani tese verso di lui. Egli li salverebbe. Si mosse, fece due passi, si arrestò: ahimè! Una condanna romana lo costringeva al suo destino. Mentre essa perdurava, la fuga era inutile. In tutto il mondo non v'era un cantuccio in cui egli potesse dirsi sicuro, in cui non lo avrebbe raggiunto la vendetta di Roma! Inoltre egli aveva bisogno della libertà concessa secondo tutte le formalità della legge, per poter girare senza molestia la Giudea e rintracciare la madre. O Dio! Quanto aveva sperato e pregato per una tale liberazione! Finalmente era apparsa vicina stando alle parole del buon tribuno. E se quel benefattore venisse ucciso? I morti non ritornavano a mantenere le promesse dei vivi. No. Arrio non doveva morire. Meglio, in ogni caso, perire con lui che continuare la vita di forzato.

Un'altra volta Ben Hur girò gli occhi intorno a sè. Sul tetto della cabina la mischia continuava; i fianchi della galera urtavano ancora con quelli della nave nemica. Sui banchi gli schiavi si agitavano, cercando di strappare le loro catene, e tornando vani i loro sforzi, urlavano come pazzi. Le guardie erano salite sopra coperta; la disciplina aveva ceduto il posto al panico. No, il capo sedeva ancora al suo posto, calmo, impassibile, senz'altra arma che il suo martello, col quale invano cercava di richiamare all'ordine gli schiavi. Ben Hur gli rivolse un ultimo sguardo, poi si mosse, non per fuggire, ma per cercare il tribuno.

In due salti si trovò a mezzo della scala e potè vedere alla sfuggita un lembo di cielo infocato, alcune navi vicine, il mare coperto di rottami, il combattimento sulla nave fervente intorno al quartiere del pilota, dove un pugno di Romani si difendeva contro gran numero di assalitori. Quindi, improvvisamente, il terreno gli mancò sotto i piedi, ed egli fu balzato indietro con violenza. Il pavimento della cabina gli sembrò alzarsi e sfasciarsi; poi in un batter d'occhio tutta la parte posteriore dello scafo si divise in due, e sprofondò in mezzo a un tumulto di onde e di spume, nel mare, che avidamente si rinchiuse sopra di esso, trascinandola seco come una paglia.

Non possiamo affermare che il giovane Ebreo avesse contribuito attivamente alla sua salvezza. La sua forza straordinaria e le indescrivibili risorse che la natura tiene in riserbo per momenti di estremo pericolo a nulla gli valsero in quella oscurità, in quel vortice di acqua e di rottami. Lo stesso atto di trattenere il respiro fu un atto meramente istintivo.

Il flusso dell'acqua lo aveva cacciato indietro nella cabina, dove sarebbe morto annegato se non ne fosse stato rigettato per il riflusso seguente. Nell'affondarsi, la enorme massa lo vomitò da uno dei boccaporti e gli permise di riguadagnare la superficie.

Il tempo che aveva passato sott'acqua gli era sembrato un'eternità. Con la bocca spalancata respirò a pieni polmoni l'aria vivificatrice, e gocciolando acqua dai capelli e dagli occhi, si arrampicò sopra una trave che galleggiava dappresso.

La morte lo aveva seguito con avide mani sott'acqua. La morte sotto mille aspetti lo insidiava alla superficie.

Sul mare giaceva una gran nube di fumo, dalla quale tratto tratto apparivano dei punti luminosi, che egli riconobbe per navi incendiate.