La galera, nel suo viaggio, aveva toccato uno dei porti di Cipro e ricevuto a bordo un Israelita dall'aspetto rispettabile, tranquillo, riservato e paterno; Ben Hur si azzardò a fargli qualche domanda; le risposte sue gli ispirarono fiducia e diedero luogo ad un colloquio più amichevole. Volle il caso che, mentre la galera avanzavasi nella baja dell'Oronte, due altre navi, già scorte da lontano, la raggiungessero, e nel passare spiegassero delle piccole bandiere gialle, provocando infinite congetture circa il significato di quei segnali. Finalmente un passeggiero si rivolse al rispettabile Israelita per chiedergli schiarimenti in proposito.

— «Sì, conosco benissimo il significato delle bandiere, egli rispose; esse non indicano alcuna nazionalità ma solo i distintivi del proprietario.» —

— «E questo proprietario possiede molte navi?» —

— «Sicuro.» —

— «Voi lo conoscete? —

— «Ho avuto con lui rapporti d'affari.» —

I passeggeri rivolsero uno sguardo interrogativo all'Israelita come in attesa d'altri particolari. Ben Hur ascoltava con grande interessamento.

— «Egli abita in Antiochia» — proseguì tranquillamente l'Ebreo. — «Le sue ricchezze lo hanno reso assai noto ed i commenti sopra il suo conto non sono sempre benevoli.

V'era una volta in Gerusalemme un principe d'antichissima famiglia, di nome Hur....» — Giuda si sforzò di mostrarsi calmo, ma il suo cuore batteva forte.

— «Il principe era un negoziante dotato del genio degli affari. Iniziò molte imprese tanto nel lontano Oriente quanto nei porti d'Occidente. Nelle grandi città possedeva figliali, e quella d'Antiochia era affidata ad un tale, portante il nome greco di Simonide, ma Ebreo di nazionalità il quale si vuole fosse stato uno schiavo della famiglia.