Il gridìo degli operaj ed il rumoroso lavoro non li disturbavano affatto come non li disturbava il movimento sul ponte che era quasi al disopra di loro; il loro orecchio s'era assuefatto a quel frastuono come il loro occhio s'era abituato alla vista che si stendeva loro davanti.

Ester sedutasi accanto a lui gli accarezzava la mano in attesa della comunicazione annunciata. Simonide incominciò con la sua consueta calma:

— «Mentre il giovane parlava, Ester, io ti osservava e mi parve ch'egli ti piacesse.» —

Essa rispose abbassando gli occhi:

— «Padre egli mi ispirò fiducia, e gli credetti.» —

— «Ai tuoi occhi, egli sarebbe il perduto figlio del principe?» —

— «S'egli non lo fosse....» — si fermò esitando.

— «S'egli non lo fosse?» — ripetè Simonide.

— «Io sono stata la tua ancella, padre, sin da quando mia madre morì, e stando vicino a te, ti ho veduto ed udito trattare con saggezza con ogni genere d'uomini, venissero per cause legittime od illecite; ed ora ti dico, se quel giovine non è il principe Hur, la menzogna non ha mai con tanta abilità indossata la veste della verità.» —

— «Per la gloria di Salomone, figliuola mia, tu parli con convinzione. Credi tu che tuo padre sia stato suo schiavo?» —