Una profonda differenza correva fra di lui e quegli spensierati seguaci di Dafne. Essi non avevano doveri, non potevano averne avuti mai, mentre egli...
— «Dio d'Israele!» — gridò a voce alta, balzando in piedi con le guancie infocate — «Madre, Tirzah! Maledetto il luogo, maledetto il pensiero, che mi distacca da voi!» —
A passi precipitati uscì dal boschetto degli aromi, e pervenne ad un corso d'acqua dagli argini murati, sopra il quale metteva un ponte; vi salì e da questo vide una serie di ponti, ciascuno di foggia diversa dagli altri, prolungantisi infinitamente seguendo i molteplici meandri del fiume. L'acqua limpida, profonda e tranquilla sotto di lui, un poco più in giù si gettava rumorosa e spumeggiante da un banco di scogli, formando una piacevole cascata. Il paesaggio che si stendeva davanti ai suoi occhi era incantevole: ampie vallate e colline ondeggianti con boschi, laghi, edifici fantastici, collegati gli uni con gli altri da bianchi sentieri, e scintillanti torrenti. I prati erano verdi ed ingemmati di fiori; qua e là greggi di pecore candide brucavano l'erba. I loro belati, le voci e i canti dei pastori si udivano tratto tratto portati dal vento. Sopra ogni sommità sorgevan altari a cielo scoperto, ognuno dei quali era servito da una figura bianco-vestita, e ai quali traevano numerose processioni di persone pure vestite di bianco. Quali misteri dovevano celarsi in un quadro così meravigliosamente bello! Lentamente Ben Hur ricuperò la padronanza de' suoi pensieri e si scosse dalla specie di estasi in cui era caduto.
Una rivelazione gli balenò tutto ad un tratto alla mente. Allora soltanto si accorse che il bosco era tutto un tempio, un tempio vastissimo senza mura nè tetto!
Mai nessuno aveva veduto un simile tempio.
L'architetto non si era preoccupato di colonne e di porticati, di proporzioni e di misure. Egli si era semplicemente ed assai bene servito della natura. L'arte non poteva far dippiù. Fu così che l'astuto figliuolo di Giove e di Calisto creò l'Arcadia, e, nell'un caso come nell'altro, trionfò il genio ideatore Greco.
Dal ponte Ben Hur passò nella valle più vicina. Si appressò ad un gregge di pecore, custodito da una fanciulla che con un gesto gli fece: — «Vieni!»
Più in là il sentiero circuiva un'altura, un piedestallo di nero gnais, avente per cappello una lastra di marmo bianco artisticamente tagliata, sopra il quale sorgeva un braciere di bronzo. Poco discosta, una donna, vedutolo, agitò una verga di salice ed al suo passaggio gli disse: — «Fermati» — accompagnando la parola con un'irresistibile sorriso di voluttuose promesse. Più lungi ancora s'imbattè in una delle processioni, alla testa della quale una turba di piccole fanciulle, nude e inghirlandate, cantavano, con vocine stridule, seguite da un gruppo di giovinetti, nudi anch'essi ed abbronzati dal sole, accompagnanti colle danze il canto delle fanciulle; dietro ad essi veniva la processione, formata tutta di donne che recavano agli altari cesti di spezie e di dolci, donne vestite con una semplicità che poco celava allo sguardo. Mentre egli passava, alzarono le mani ed esclamarono in coro: — «Fermati e vieni con noi!» — ed una Greca recitò una strofa d'Anacreonte:
Poichè oggi io prendo e dono,
Poichè lieto è il mio cammino,