— «Vi diranno, i calunniatori! — siano brevi i loro giorni!» — esclamò lo sceicco, quasi rigettasse un affronto personale. — «Vi diranno, dico, che i nostri migliori cavalli vengono dai pascoli Nesei, nella Persia.» — È falso! Iddio diede al primo Arabo una smisurata distesa di sabbia, alcune montagne senz'alberi, e qua e là un amara fontana, e gli disse: — «Ecco il tuo paese!» — E quando il pover'uomo si lamentò, l'Onnipotente sentì pietà di lui e gli disse ancora: — «Rallegrati! Io ti benedirò e ti esalterò sopra tutti gli altri uomini.» — L'arabo udì, e ringraziando, si mise in traccia della benedizione. Dapprima esplorò i confini della sua terra, e non trovò nulla. Poi percorse la via del deserto, e camminò, camminò, finchè nel mezzo di esso vide un isola verdeggiante e bellissima; e, nel cuore dell'isola, ecco pascolare una mandra di cammelli, ed eccone un'altra di cavalli! Con gioia li accolse e li tenne cari — essi erano i doni di Dio. E da quell'isola verde uscirono tutti i cavalli del mondo, ad oriente fino ai prati Nesei, a settentrione fino alle terre flagellate dai venti gelati. Non dubitare del mio racconto, se vuoi che un Arabo presti fede a te. Ora ti mostrerò le prove.» —

Battè le mani. — «Portami gli annali della tribù,» — ordinò a un servitore.

Mentre aspettava, lo sceicco scherzava coi cavalli, passando le sue dita attraverso le loro criniere, palpando e accarezzandone il collo e la fronte. Di lì a poco comparvero sei uomini trascinando alcune casse di cedro rinforzate da spranghe di ferro.

— «No» — disse Ilderim, quando furono deposte per terra. — «Non fa bisogno di tutte, solo dei registri dei cavalli — aprite quella lì, e riportate indietro le altre.» —

La cassa fu aperta, rivelando una serie di tavolette d'avorio, infilate in anelli d'argento; e siccome lo spessore delle tavolette era come quello d'un ostia, ogni anello ne contava centinaia.

— «Io so,» — disse Ilderim, prendendo in mano gli anelli. — «Io so con quanta cura e zelo, mio figlio, i sacerdoti del Tempio della tua città tengono nota di ogni neonato della tua nazione, cosicchè ogni figlio d'Israele può seguire l'ordine dei suoi maggiori sino ai tempi dei patriarchi. I miei padri — la loro memoria sia florida in eterno, — non credettero peccaminoso di applicare quell'idea anche ai loro muti servitori, guarda!» —

Ben Hur prese gli anelli, e separando le tavolette, vide che portavano l'impronta di rozzi geroglifici arabi, disegnati nell'avorio con la punta di un ferro rovente.

— «Puoi leggerli, figlio d'Israele?» —

— «No, spiegami il loro significato.» —

— «Sappi dunque che ogni tavola ricorda il nome di un cavallo puro sangue, nato nei secoli passati sotto le tende dei miei padri, insieme al nome dello stallone e della madre. Osserva la loro età.» —