Sarebbe banale di chiederti che cosa dovremmo fare. Piuttosto lasciami dire che io sono il tuo cliente; o meglio, sii tu il mio Ulisse, dalla cui bocca attendo sapienti consigli.

Mi rimetto completamente a te. Sii celere come Mercurio, pronto come Cesare.

Il sole è già alto. Fra un ora due messaggeri partiranno dalla mia stanza, ciascuno con una copia suggellata, di questa lettera; uno viaggerà per terra, l'altro per mare; di tanta importanza stimo l'apparire del nostro nemico in questa parte del mondo Romano.

Io attenderò la tua risposta in questa città.

Le mosse di Ben Hur saranno naturalmente regolate dal Console, il quale, quand'anche lavori giorno e notte, non sarà pronto alla partenza prima di un mese. Tu conosci la fatica di riunire un esercito e di provvederlo di tutto il necessario per una campagna in un paese lontano e deserto.

Io incontrai ieri l'Ebreo nel Boschetto di Dafne, e se egli non vi è tuttora, dimora certamente nelle vicinanze, cosicchè sarà facile tenerlo d'occhio. Anzi, se tu chiedessi dove sia in questo momento, io giuocherei che egli si trova all'Orto delle Palme; sotto la tenda di quel canuto traditore, lo sceicco Ilderim, il quale non sfuggirà a lungo alle nostre mani. Non ti sorprenda se Massenzio, come passo preliminare, farà imbarcare l'Arabo sulla prima galera di ritorno e lo manderà a Roma.

Io sono così sollecito di tenerti a giorno sul nostro amico, perchè è di alta importanza per te, o illustre, dove egli si trovi; poichè già sotto la tua abile guida ho appreso tanto di saggezza umana quanto basta per conoscere che in ogni impresa, tre elementi si devono massimamente considerare — tempo — luogo — mezzo.

Se tu credi che questo sia il luogo opportuno, non esitare ad affidare l'attuazione dei tuoi piani al tuo amico e discepolo:

«Messala»

CAPITOLO II.