L'indirizzo diceva: A Valerio Grato, Cesarea.

— «Abaddon lo pigli!» — mormorò lo sceicco, scorgendo che la lettera era in latino.

Se l'Epistola fosse stata in Greco o in Arabo, egli non avrebbe avuto difficoltà nel leggerla. Così potè tutto al più decifrare la firma, scritta in grandi caratteri Romani — MESSALA, — che lesse strizzando l'occhio.

— «Dov'è il giovine Ebreo?» — egli chiese.

— «Al campo coi cavalli» — rispose un domestico.

Lo sceicco ripose i papiri nella loro busta, e nascondendo il pacco nella cintura, rimontò a cavallo. In quel momento un forestiero, proveniente, all'apparenza, dalla città si presentò davanti a lui.

— «Cerco lo sceicco Ilderim, chiamato il Generoso» — disse il forestiero.

La sua lingua e le sue vesti lo rivelavano Romano.

Se Ilderim non sapeva leggere il latino, lo sapeva però parlare.

Il vecchio Arabo rispose con dignità: — «Io sono lo sceicco Ilderim.» —