Così, semplicemente, fu conchiuso il contratto che doveva mutare la vita di Ben Hur.

— «Il signore Iddio di Abramo protegga la nostra impresa!» — esclamò Simonide.

— «Ed ora un'ultima parola, amici» — disse Ben Hur con volto più lieto. — «Se permettete, voglio essere padrone di me stesso fino dopo i giuochi. Non è probabile che un pericolo mi minacci da parte di Messala prima che gli giunga la risposta del procuratore, e questo non può avvenire che in sette od otto giorni. Il nostro incontro nel Circo è un piacere che comprerei a qualunque rischio,» —

Ilderim, felicissimo, annuì subito, e Simonide, intento agli affari soggiunse. — «Va bene, padrone; quest'indugio mi darà agio di renderti un servigio. Tu parlasti di un'eredità lasciata da Arrio. Consiste essa in beni?» —

— «Una villa a Miseno e alcune case in Roma.» —

— «Io propongo che siano vendute, e i guadagni depositati in luogo sicuro. Dammi l'autorizzazione e io manderò subito un agente. Per questa volta almeno preverremo gli imperiali predoni.» —

— «Domani avrai la nota e la procura.» —

— «Allora se non v'è altro, il lavoro, per questa notte è terminato» — disse Simonide. Ilderim si lisciò la barba con compiacenza dicendo — «E ben terminato» —

— «Ester, offri il vino e il pane» — continuò Simonide. — «Lo sceicco Ilderim ci onorerà con la sua presenza questa notte, e domani; e tu mio padrone?» —

— «Fa sellare i cavalli» — disse Ben Hur. — «Io ritorno all'Orto. Il nemico non mi scoprirà se vado ora, e» — diede uno sguardo ad Ilderim — «i quattro saranno contenti di vedermi.» —