All'ora seconda, la via conducente dalla città al Circo presentava l'aspetto di un vero fiume di persone.
Quando l'indice dell'orologio a sole nella cittadella segnava trascorsa la prima metà dell'ora seconda, la legione in grande tenuta, con tutti i suoi stendardi ed insegne, discese dal monte Sulpio, e, quando l'ultima fila dell'ultima coorte sparì dall'altra parte del ponte, Antiochia si poteva dire letteralmente abbandonata; non già che il Circo potesse contenere tutta la moltitudine, ma ciò non ostante tutta la moltitudine era andata al Circo.
Una galera riccamente addobbata andò a prendere il Console nell'isola, e quando il grande personaggio discese allo scalo, e la legione presentò le armi, per un istante la pompa militare fece dimenticare agli spettatori la maggiore attrattiva del Circo.
All'ora terza l'Anfiteatro poteva dirsi completamente riempito; uno squillo di fanfara ordinò il silenzio, e tosto gli sguardi di oltre centomila persone si fissarono sopra un edificio del lato orientale dello stadio. Quivi sorgeva la celebre Porta Pompae, un arco poderoso che reggeva la tribuna consolare, magnificamente adorna di vessilli e di fiori, dove, circondato dalle insegne della legione, siedeva il console Massenzio. A destra e sinistra dell'arco, a livello del suolo, si aprivano i carceres, o stalli, ciascuno difeso da un proprio cancello. Sopra gli stalli correva una cornice, coronata da una bassa balaustrata; quindi si alzavano, una sopra l'altra, le ampie gradinate di marmo, occupate da una splendida folla di alti dignitari militari e borghesi. Questa mole occupava tutta la larghezza dell'edificio del Circo, ed era fiancheggiata da torri, le quali, pure aggiungendo grazia all'architettura dell'edificio, servivano di punto d'appoggio ai velaria, o grandi tende purpuree, tese dall'una all'altra di esse, e che gettavano un'ombra piacevolissima sopra l'augusta assemblea della tribuna.
S'immagini ora il lettore di appartenere ai favoriti che siedono in questo posto privilegiato. A destra e a sinistra, sotto le due torri, vedrà le due entrate principali. Immediatamente sotto di lui si stende l'arena, coperta di sabbia finissima e bianca. Nel centro dell'arena corre un muro largo dieci o dodici piedi, alto cinque o sei, e lungo precisamente cento ottanta metri, o uno stadio Olimpico. Ad entrambi i capi di questo muro, lasciando solo un breve intervallo occupato da un altare, sorgono sopra piedestalli di marmo tre tozzi pilastri conici di pietra grigia, riccamente scolpiti. Queste sono le due méte, intorno alle quali gireranno i contendenti. I corridori entreranno sulla pista alla destra della mèta più vicina, e avranno il muro sempre alla loro sinistra. Principio e termine della gara hanno luogo di faccia alla tribuna Consolare, e per questa ragione quelli sono i posti più ricercati del Circo.
Il limite esteriore della pista è segnato da un muro liscio, solido, dell'altezza di circa quindici piedi, terminato da una balaustrata come quella sopra i carceres. Se seguiamo la curva di questo balcone, la troveremo interrotta in tre punti, dove si aprono altrettante porte, due a nord, ed una ad ovest; quest'ultima adorna di magnifiche sculture e bassorilievi, è chiamata la Porta del Trionfo, perchè, a giuochi finiti, i vincitori passeranno sotto il suo arco, il capo coronato di lauro, e accompagnati da un corteo trionfale.
Immediatamente dietro alla balaustrata laterale ascendono in lunghe file parallele, e sovrapposte l'una all'altra, i banchi degli spettatori, offrendo uno spettacolo curioso ed imponente, quello di una smisurata massa di popolo, in vesti diverse e variopinte. Erano questi i posti popolari, non coperti da alcuna tenda, privilegio esclusivo della tribuna.
Avendo ora sott'occhio tutto il complesso del Circo, s'immagini il lettore il profondo silenzio tenuto dietro allo squillo delle trombe, doppiamente avvertibile dopo il vocìo e il frastuono che lo avevano preceduto, durante il quale gli sguardi della moltitudine erano concentrati tutti quanti sulla Porta Pompae.
Da questa procede un suono di voci e di strumenti, e subito appare il coro della processione con la quale s'apre lo spettacolo. Prima il prefetto e le autorità civiche, padrone della festa, in ampie vesti e con ghirlande sul capo; poi le immagini degli Dei, alcune su piattaforme portate sulle spalle da schiavi, altre su grandi carri, splendidamente addobbati; poi ancora i contendenti nei singoli giuochi, ciascuno nel suo costume caratteristico.
Attraversando lentamente l'Arena, la processione comincia a fare il giro del circuito. Lo spettacolo è magnifico, imponente. Come un'onda che s'ingrossa a mano a mano, la precede un coro di esclamazioni, esprimenti curiosità e ammirazione. Se i fantocci di carta rappresentanti gli Dei se ne stanno impassibili e silenziosi, il direttore dei giuochi e le autorità non si mostrano insensibili alla voce del plauso popolare. Sorridono e si inchinano a destra e a sinistra.