Seguendo l'uso derivato da Abramo, i padiglioni dei Beduini ricevevano tuttora egualmente cavalli e persone. Giuseppe e gli altri obbedirono volentieri il guardiano, ed ammirarono la casa provando una gran curiosità. Tutto ciò che si associava alla storia di Davide li interessava.

L'edificio era basso e stretto, senza finestre, e di poco sporgente dalla roccia alla quale era unito per di dietro. Nella bianca facciata v'era una porta fissata su enormi cardini e imbrattata di creta ocracea.

Mentre si toglieva la stanga di legno dalla serratura, le donne si eran appoggiate ai loro cuscini. All'aprirsi della porta il guardiano gridò;

— «Entrate!» —

Gli ospiti entrarono e si guardarono attorno. Capirono subito che la casa non era che una fabbrica posta a dissimulare l'ingresso di una caverna probabilmente di quaranta piedi di lunghezza, nove o dieci di altezza e dodici o quindici di larghezza.

La luce raggiava attraverso alla porta sopra un pavimento ineguale, piovendo sopra a dei mucchi di grano, di foraggio, di terraglie e di masserizie che occupavano il centro della caverna.

Ai lati si trovavano delle mangiatoie abbastanza basse per le pecore, e fatte di pietra, murate con della calcina resistente. Non vi erano fiancate o stalli di alcun genere. Polvere e piccole paglie ingiallivano il pavimento e riempivano tutti i crepacci ed i vani ingombri di ragnatele che scendevano dal soffitto come pezzi di tela sucida. Il luogo era abbastanza pulito ed in apparenza comodo quanto può essere una qualunque delle stalle di un Khan vero e proprio. Difatti il primo progetto dei costruttori era stato di fare una caverna, non una stalla.

— «Entrate — disse la guida. — Questi mucchi di paglia che son per terra servono per far riposare dei viaggiatori quand'essi capitano qui come siete capitati voi. Prendete tutto ciò che avete bisogno.» —

Poi si rivolse a Maria.

— «Credete di poter riposare qui?» —