— «Lasciate passare», — egli gridò, alla folla che ora si era accostata ancor più; e, siccome sembrava restia ad obbedire, si avanzò, facendo girare rapidamente la sua lancia, ora a destra, ora a sinistra, e così fece del largo.

— «Che cosa vorreste?» — domandò a Balthasar, parlando nella lingua della città.

E Balthasar rispose nella medesima lingua:

— «Dov'è colui ch'è nato Re degli Ebrei?» —

— «Erode?» — domandò l'ufficiale, confuso. — «Il regno di Erode è di Cesare; non di Erode. Non v'è altro Re degli Ebrei.» —

— «Ma noi abbiamo visto la sua stella, e siamo venuti per adorarlo.» —

Il Romano rimase perplesso.

— «Proseguite», — egli disse, finalmente. — «Proseguite il vostro cammino. Io non sono un Ebreo. Portate la questione davanti ai dottori, nel tempio od a Hannas, il sacerdote, oppure, e ciò sarà meglio ancora, a Erode stesso. Se v'è un'altro Re degli Ebrei egli lo saprà trovare.» —

Ciò detto, fece largo agli stranieri, onde passassero oltre la porta.

Ma prima di entrare nella via angusta, Balthasar indugiò e trattenne gli amici dicendo: — «Ci siamo sufficientemente annunziati. A mezzanotte tutta la città avrà udito parlare di noi e della nostra missione. Adesso andiamo al Khan». —