Al comparire della turba col Nazareno, quelli della città sostarono e si posero ad agitare le verdi palme intuonando ad una sol voce un canto, le cui parole erano: — «Benedetto sia il Re d'Israele, il quale viene nel nome del Signore!» — A quel canto risposero le migliaja di voci dell'altra folla con un grido che scosse l'aria come un improvviso e violento muggito di vento. In quello strepito la voce delle povere donne si perdeva, ed in verità sarebbe stato un miracolo se si fosse udita. Il momento era giunto e se non ne approfittavano subito, l'occasione era perduta per sempre.

— «Facciamoci più vicini, figliuola; egli non può udirci» — fece la madre.

Si alzò e s'avanzò barcollando. Stese in alto le sue luride mani e mandò il solito grido, con voce orribilmente stridula. Il popolo la vide, vide quel volto spaventevole e ad un tratto ammutolì. Tirzah, debole e sbigottita cadde a terra.

— «I lebbrosi! i lebbrosi!» —

— «Lapidateli!» —

— «I maledetti da Dio! Uccideteli!» —

Queste ed altre imprecazioni vennero a confondersi con gli osanna di altri gruppi della folla, troppo lontani per comprendere il motivo dell'interruzione. Eranvi però alcuni i quali, avendo più lungamente seguito il Maestro, non erano rimasti insensibili al suo esempio, uomini in cui lo spirito di carità era in parte penetrato. Questi se ne stettero silenziosi e guardarono il Nazareno, il quale si fermò innanzi alle donne. La vedova alzò gli occhi e li fissò trepidanti in quel volto calmo, bellissimo, pieno di tenerezza e pietà.

— «Oh, Maestro, Maestro! tu vedi a che siamo ridotte, tu puoi guarirci, — abbi pietà di noi — pietà!» —

— «Credi tu ch'io lo possa?» — chiese il Nazareno.

— «Tu sei Colui di cui parlano i profeti, — tu sei il Messia,» — rispose la donna. A queste parole gli occhi di lui divennero raggianti.