Digli che ho ricuperato tutto il denaro, compresi i sei talenti, di cui egli mi spogliò, confiscando i miei beni paterni; digli che, superstite alle galere a cui mi condannò, nel pieno vigore delle mie forze, io rido della sua miseria e del suo disonore; digli che io credo che quella infermità di corpo che lo astringe, eterno invalido, alla sua poltrona, e che il mio braccio cagionò, è la maledizione del nostro Signore Iddio d'Israele, giusta ricompensa pei suoi delitti contro i deboli e gl'infelici; digli che mia madre e mia sorella, ch'egli fece rinchiudere in una cella nella Torre d'Antonia affinchè vi morissero della lebbra, sono vive e guarite, grazie alla potenza del Nazareno che tu disprezzi; digli che per colmare la coppa della mia felicità, esse sono state restituite alle mie braccia, e che nel loro affetto io troverò largo compenso alle impure passioni che tu rechi a Messala; digli — e questo anche per tuo conforto — o tigre in forma d'angelo, digli, che quando Sejano verrà a spogliarmi, egli non troverà nulla, perchè l'eredità ch'io ebbi dal duumviro, compreso la villa di Miseno, è stata venduta, e il ricavo della vendita è fuori della sua portata, in giro pei mercati del mondo, sotto forma di tratte; e che questa casa, e i beni, e le merci, e le navi, e le carovane, che ogni giorno portano a Simonide così principeschi guadagni, sono protetti da una salvaguardia imperiale, perchè una testa più saggia della tua ha trovato il prezzo dei favori di Sejano, e il ministro preferisce un guadagno onestamente procurato, a tesori macchiati di sangue; digli, che se anche non fosse così, se il denaro ed i beni fossero tutti miei, egli non ne avrebbe la benchè minima parte, perchè, quando, trovasse le nostre tratte Ebraiche, e obbligasse i detentori a consegnare le somme equivalenti, un altro mezzo mi rimane — un atto di donazione a Cesare; — questo almeno appresi negli atti della grande metropoli; digli infine che, insieme alla mia sfida, io non gli mando la mia maledizione a parole, ma quale migliore espressione del mio odio eterno, io gli invio qualche cosa che sarà per lui la somma di tutte le maledizioni; e quand'egli ti vedrà ripetere questo messaggio, figlia di Balthasar, la sua astuzia Romana gli indicherà ciò ch'io intendo di dire. Ora va, come io vado.» —
Egli la condusse verso l'uscio, e sollevando la cortina con cerimoniosa cortesia, la lasciò passare per la prima.
— «La pace sia con te» — egli disse, mentre essa spariva.
CAPITOLO VII.
Quando Ben Hur abbandonò la stanza degli ospiti, il suo passo era meno fermo di quando vi era entrato, e la testa gli era caduta sul petto. Aveva fatto la scoperta che un uomo, inchiodato sul letto, con la schiena rotta, poteva dalle nere profondità della sua anima, trarre forze sufficienti per nuocere ai suoi nemici, e stava riflettendo su questa scoperta.
È facile, dopo che una calamità ci ha colpiti, rivolgere lo sguardo indietro, e scorgere tutte le fila della trama prima nascoste. Il pensiero che egli non aveva neppure sospettato la complicità dell'Egiziana nei disegni di Messala, e che per anni egli aveva ciecamente fidato in lei, mettendo a repentaglio la propria vita e quella degli amici, ferì profondamente il suo orgoglio. — «Ora mi ricordo» — egli diceva fra sè — «che essa non ebbe una parola di sdegno quando il perfido Romano minacciò la sua vita alla fonte di Castalia! Io ricordo come essa lo esaltava quella notte di luna nell'Orto delle Palme! Ed, ah...» — egli si fermò battendosi violentemente il pugno sulla fronte — «ah! il mistero dell'appuntamento al palazzo di Idernee, non è più un mistero per me!» —
La ferita, dobbiamo osservare, toccava il suo orgoglio e la sua vanità, e per fortuna gli uomini non muoiono spesso di simili mali, e neppure ne soffrono molto a lungo. Nel caso di Ben Hur, poi, v'era compenso nella riflessione a cui egli diede voce improvvisamente esclamando, — «Lodato sia il Cielo che quella donna non s'è impadronita maggiormente del mio cuore! Ora m'accorgo che non l'ho mai veramente amata!» —
E come se si fosse liberato da un grave peso, arrivato con passo leggero all'estremità del terrazzo, dove terminava la scala che metteva sul tetto, la prese, e cominciò a salire rapidamente. Ma all'ultimo gradino s'arrestò di nuovo: Poteva Balthasar esser complice di questa fitta rete di frodi e menzogne da lei tessute? No, no. L'ipocrisia accompagna raramente l'età venerabile come la sua. Balthasar era un uomo onesto.
Con questa ferma convinzione raggiunse il tetto. V'era luna piena, ma la volta del cielo era luminosa pei riflessi delle migliaia di fuochi ardenti nelle strade e nei piazzali della città, intorno ai quali salivano i cantici e i cori dei vecchi salmi d'Israele. Quelle meste armonie che molcevano il suo orecchio, prendevano parole e significato nell'animo suo, e gli sembravano dire: — «Così, o figlio di Giuda, noi facciamo omaggio al Signore Iddio, e dimostriamo la nostra lealtà alla patria ch'egli ci ha dato. Venga Gedeone, o Davide, o un Macabeo, e ci troverà pronti.» —
E subito, come in un sogno, quasi a scherno, gli apparve l'uomo di Nazareth.