— «Quell'uomo è il discepolo favorito del Nazareno. Colei che si appoggia al suo braccio è Maria, madre del Maestro, e le altre sono donne amiche, della Galilea.» —
Ester seguì il triste gruppo con gli occhi pieni di lacrime, finchè la folla glielo nascose.
Il lettore non deve immaginare che questi discorsi venissero profferiti in mezzo alla quiete; al contrario, le parole venivano gridate ad alta voce, come da gente che parla in alto mare, quando i marosi si scagliano spumeggiando contro gli scogli. Solo a questo frastuono si può paragonare il clamore della folla.
La dimostrazione era il prodromo di quei tumulti, che trent'anni più tardi, sotto il dominio delle fazioni, dovevano dilaniare la Città Sacra; era numerosa al pari di quelli, e i suoi elementi più clamorosi erano i medesimi — schiavi, guidatori di cammelli, custodi, carrettieri, venditori ambulanti, vinajoli, proseliti, e forastieri non proseliti, guardiani, e operai del Tempio, ladri, predoni, e quelle centinaia di persone non appartenenti a nessuna professione stabile, lecita od illecita, che ingrossano sempre una folla come questa, gente uscita non si sa da dove, affamata, spirante il tanfo di tombe e di caverne; miserabili seminudi, dai capelli arruffati, dai volti sinistri, con bocche spalancate da cui uscivano urli selvaggi come ruggiti di belve. Alcuni erano armati di spade; la maggior parte brandiva lancie e giavellotti, mentre non mancavano armi d'altro genere, mazze, bastoni, pugnali, frombe. Fra questa massa abbietta, apparivano di tanto in tanto personaggi di alto bordo, — scribi, dottori, rabbini, Farisei austeri, Sadducei in ricchi vestiti, che pel momento sembravano essere i capi e i direttori della plebaglia. — Se una gola si stancava d'un grido, essi ne inventavano uno nuovo; se qualche polmone di bronzo cessava di urlare, erano essi che lo stimolavano a nuovi sforzi; eppure, quel clamore, così terribile e assordante era prodotto dalla ripetizione di poche sillabe: — «Re degli Ebrei! — Largo al Re degli Ebrei! Abbasso il contaminatore del Tempio! Alla Croce, alla Croce!» — Quest'ultimo era il grido più alto e più comune come quello che meglio esprimeva l'odio del popolo contro il Nazareno.
— «Vieni,» — disse Simonide, quando Balthasar fu pronto — «Vieni, continuiamo.» —
Ben Hur non udì l'appello. L'aspetto di quella parte di processione che allora passava, la sua brutalità, la sua sete di sangue, gli ricordavano il Nazareno — la sua mitezza, i molti atti di carità ch'egli aveva veduto compiere da lui per gli infelici e per i sofferenti. Di pensiero in pensiero, egli si ricordò il proprio debito di riconoscenza verso quell'uomo; la volta ch'egli medesimo, giovinetto, scortato da soldati Romani, era condotto ad un supplizio ch'egli supponeva non meno certo e terribile di questo della croce; il sorso d'acqua alla fonte di Nazareth, e la divina espressione del volto di colui che gliela offrì; più tardi, il miracolo della domenica delle Palme. Di fronte a questi ricordi, la propria impotenza di rendere aiuto al suo benefattore lo punse amaramente, ed egli si fece mille accuse. Egli non aveva fatto tutto quanto gli era stato possibile; avrebbe potuto vigilare i suoi Galilei, mantenerli fedeli e pronti; e questo — ah! questo era il momento di colpire! Una carica bene eseguita in questo momento, non avrebbe soltanto disperso la plebaglia e liberato il Nazareno: sarebbe stata la fanfara che chiamava a raccolta Israele, e avrebbe precipitato quella sognata guerra d'indipendenza, da troppo tempo differita. L'occasione stava svanendo; i minuti volavano, e una volta perduta.... — Dio d'Abramo! Non c'era nulla da fare — nulla?
In quella il suo occhio scorse un gruppo dei suoi Galilei. Egli si gettò attraverso la folla, e li raggiunse.
— «Seguitemi,» — egli disse — «ho bisogno di parlarvi.» —
Gli uomini obbedirono, e quando furono sotto l'asilo della casa, egli disse.
— «Voi siete di quelli che presero le mie spade, e giuraste con me di combattere per la libertà e per il Re che doveva venire. Ora avete le spade, e il tempo di usarle è giunto. Andate, cercate dappertutto, chiamate a raccolta i vostri fratelli, e dite loro di trovarsi all'albero della croce, che stanno apprestando pel Nazareno. Presto, andate! Il Nazareno è il Re, e la libertà muore con lui.» —