— «Chi è gentile? La canzone?» — chiese quella.
— «Sì, e anche la cantatrice. Il concetto è greco. Dove l'hai imparata?» —
— «Ti ricordi quel Greco che cantò in teatro il mese scorso? Dicevano che era stato cantante alla corte di Erode e di sua sorella Salomè. Sai, venne proprio dopo i lottatori, e il teatro risuonava di clamori. Alla prima nota si fece un così profondo silenzio, che potei udire ogni parola. Ecco come ho potuto imparare la canzone.» —
— «Ma egli cantava in greco.» —
— «Ed io la canto in ebraico.» —
— «Oh! oh! Io sono orgoglioso della mia sorellina. Ne sai delle altre?» —
— «Molte, ma adesso non ce ne occupiamo. Amrah mi manda a te per dirti che ti porterà la colazione e che non è necessario che tu discenda. Deve essere qui a momenti. Essa ti crede ammalato, dice che una terribile disgrazia ti è capitata ieri. Che cos'è stato? Dimmelo, ed io aiuterò Amrah a curarti. Essa conosce tutti i farmaci degli Egizî, che furono sempre degli stupidi; ma io ho molte ricette degli Arabi, i quali....» —
— «Sono ancora più stupidi degli Egizi» — osservò egli, crollando il capo.
— «Credi? Sta bene, allora,» — replicò essa, avvicinando la mano all'orecchia sinistra, — «non ce ne occuperemo. Io ho qui qualche cosa di meglio e di più sicuro, l'amuleto, che, molti anni fa, quanti non ricordo, un mago persiano diede alla nostra gente. Guarda, l'iscrizione è quasi cancellata.» —
Gli porse l'orecchino, che egli prese, e le restituì ridendo.