Questa sgarbatezza urtò la sensibilità di Alice: si alzò assai sdegnata e uscì fuori; il Ghiro si addormentò in un attimo e niuno degli altri due notò che Alice era uscita, benchè ella si fosse rivoltata indietro una o due volte, con una mezza speranza che la richiamassero: però l'ultima volta vide che le due birbe cercavano di tuffare il Ghiro nel vaso da tè.

"Mai più ci tornerò," disse Alice internandosi nella foresta. "È la più stupida società in mezzo a cui io mi sia trovata!"

Mentre parlava così, osservò che un albero aveva un uscio pel quale s'entrava proprio dentro. "Oh ciò è molto curioso!" pensò Alice. "Ma ogni cosa oggi è curiosa. Credo che farò bene ad entrare." Ed entrò.

Si trovò di nuovo nel lungo salone, e presso al tavolino di cristallo. "Questa volta farò meglio," disse fra sè, e prese la chiavettina d'oro ed aprì l'uscio che conduceva al giardino. Poi si mise a morsecchiare il fungo (ne avea conservato un pezzettino nella tasca), sino a che ebbe un piede d'altezza o giù di lì: traversò il piccolo andito: e poi—si ritrovò finalmente nell'ameno giardino in mezzo ad aiuole lussureggianti di fiori, ed a fontane fresche.


CAPITOLO VIII.

IL CROQUET DELLA REGINA.

Un magnifico rosajo stava vicino all'ingresso del giardino: le sue rose erano bianche, ma tre giardinieri che gli stavano d'intorno erano occupati a colorirle di rosso. Davvero, è curioso! pensò Alice, e si avvicinò per osservarli, e quando vi fu presso sentì che uno di loro diceva, "Fa attenzione, Cinque! Non mi schizzare con le tue pennellate!"

"Non ho potuto farne di meno," rispose Cinque, con tuono burbero; "Sette mi ha urtato il gomito."