"Questo è nulla rimpetto a quel che potrei dire, se ne avessi voglia," soggiunse la Duchessa, contenta come una pasqua.

"Non v'incomodate a dirne di più lunghe di quella che avete recitata or ora," disse Alice.

"Che incomodo!" rispose la Duchessa. "Vi fo un regalo di tutto ciò che ho detto sino ad ora."

"È un regalo che costa niente," pensò Alice. "Buono che non fanno di que' regali ne' giorni natalizii!" Ma non osò dir questo a voce alta.

"Sempre meditabonda?" domandò la Duchessa, mentre affondava quel suo mento acuminato sull'omero della bambina.

"Ho ben di che!" rispose vivamente Alice, perchè cominciava a sentirsi annoiata.

E la Duchessa, "Come i porci ne hanno di volare: e la mo——"

Quì, con gran sorpresa d'Alice, la voce della Duchessa andò morendo e si spense in mezzo alla parola 'morale' che tanto gradiva; il braccio ch'era nel suo cominciò a tremare. Alice alzò gli occhi, e vide che la Regina stava davanti ad esse, le braccia conserte, accigliata e spaventevole come un uragano.

"Maestà, che bella giornata!" balbettò la Duchessa con voce debole e fioca.

"Vi dò a tempo un avvertimento," tuonò la Regina, battendo fieramente il terreno col piede; "o voi o la vostra testa dovranno abbandonare il giardino, e ciò subito! Scegliete!"