Alice stava osservando il Coniglio che ripassava la lista, curiosa di vedere chi mai sarebbe l'altro testimone—"perchè sin' ad ora non hanno affatto prove," diceva fra sè. Figuratevi la sua sorpresa, quando il Coniglio bianco chiamò con la sua voce stridula "Alice!"
CAPITOLO XII.
TESTIMONIANZA D'ALICE.
"Eccomi!" rispose Alice, e dimenticando che in quegli ultimi momenti era cresciuta smisuratamente, saltò su molto lesta, rovesciando col suo gonnellino il palchetto de' giurati, di tal che questi capitombolarono con la testa in giù sulla folla ch'era di sotto, e restarono con le gambe all'aria. Ciò le rammentò il rovescione che la settimana avanti aveva casualmente dato a un globo di cristallo che conteneva de' pesciolini dorati.
"Oh, vi prego d'avermi per iscusata!" sclamò con voce d'angoscia, e cominciò a raccattarli con molta sollecitudine, perchè piena dell'idea de' pesciolini dorati caduti dal globo, pensava che dovea prontamente raccoglierli e rimetterli nel palchetto de' giurati, se no sarebbero morti.
"Il processo," disse il Re con voce autorevole e grave, "non potrà andare innanzi, se non quando tutt'i giurati saranno rimessi ne' loro proprii posti,—dico tutti" soggiunse con molta enfasi, riguardando fieramente Alice.
Alice guardò il palchetto de' giurati, e vide che nella fretta, avea rimessa la Lucertola col capo in giù, per cui la povera bestiolina agitava la coda al di sopra ma in modo da eccitare la compassione, perchè non poteva muoversi. Subito la estrasse, e la rimise convenientemente; "non già perchè importi assai," disse fra sè, "poichè nè la sua coda nè la sua testa recheranno vantaggio al processo."