Adunque l'importanza dell'impresa era posta nell'esercito proprio di Suwarow, che insisteva in Piemonte. Se lo vide il generalissimo di Paolo, e si mise senza indugio a correre con prestissimi passi a Piacenza, sperando di poter combattere Macdonald prima che si fosse congiunto con Moreau, e di arrivare a tempo perchè il Franzese non rompesse del tutto le schiere unite dei tre generali austriaci. Intanto fortemente già si combatteva sulle rive del Panaro. Il giorno 10 giugno succedeva un grosso affronto tra i soldati armati alla leggiera delle due parti, ed i Franzesi furono costretti a ritirarsi con grave perdita verso le montagne. Si combattè il giorno seguente con uguale ardore da ambe le parti, e la terra di Sassuolo rimase in poter dei Tedeschi. Non erano questi moti di molta importanza, e dimostravano piuttosto un ardore inestimabile di combattere in ambe le parti che un evento terminativo di battaglie. Ma il 12 giugno fece Macdonald un motivo assai più grosso per isbrigarsi da quei corpi nemici, che, sebbene meno grossi de' suoi, il molestavano e gl'impedivano il passo a' suoi disegni ulteriori. Ordiva per tal modo la forma della fazione che Hohenzollern ne venisse non solamente rotto, ma ancora impossibilitato al ritirarsi.
Fecero egregiamente i Franzesi l'opera del loro perito ed audace capitano. Fu la zuffa sostenuta con grandissimo valore dai Franzesi e dai Tedeschi, e durò molte ore; i cavalli massimamente andarono alle prese parecchie volte, e sempre se ne spiccarono laceri e sanguinosi. Le fanterie vennero replicatamente alla pruova delle baionette. La sinistra ala dei repubblicani riusciva nell'intento, perchè, cacciati i Tedeschi ed occupata la strada che dà a Reggio, s'intrometteva fra Hohenzollern e Otto. La mezza schiera medesimamente del generale tedesco, dove egli medesimo combatteva animando i suoi, fu obbligata a piegare e lasciare, fuggendo, Modena in potestà del vincitore. Sarebbe stato tutto questo corpo austriaco, secondo il disegno ordito dal generale franzese, circondato o preso se Montrichard avesse vinto sulla destra come Macdonald aveva sulla mezza e sulla sinistra. Ma Klenau, non aspettando che il nemico venisse a lui, era uscito a combattere, ed aveva rotto i repubblicani. La resistenza di Klenau fu la salute di Hohenzollern; perchè questi, trovate le strade aperte, si ritirava alla Mirandola; poi, non credendosi sicuro sulla riva sinistra del Po, venuto a San Benedetto e quivi lasciato un piccolo presidio, varcava sopra un ponte di barche a San-Nicolò per andarsene ad aspettare sulla sinistra quello che i fati portassero. Klenau, vittorioso, poi vinto per le nuove genti mandate da Macdonald contro di lui, si condusse celeremente alle sue prime stanze di Cento; poscia vieppiù dilungandosi, andò a posarsi a Vigarano della Mainerba, sito poco distante da Ferrara. Già Ferrara era piena di spavento, e Klenau vi faceva provvisioni d'armi e di munizioni, come se il nemico fosse fra breve per arrivare.
Perdettero gli Austriaci in tutte le raccontate fazioni quindici centinaia di prigionieri è forse pari numero, tra morti e feriti. Dei Franzesi mancarono, fra morti e feriti, circa un migliaio; pochi vennero in poter de' vinti. Macdonald fu ferito non da Tedeschi nè nella mischia, ma dopo la vittoria da' Franzesi del reggimento Bussy che militava sotto le insegne austriache. Cinquanta di questi vollero aprirsi il varco con le armi in mano a traverso i nemici per raggiungere i compagni; e riuscirono, ridotti da cinquanta a sette.
Era la sorte d'Italia in pendente e doveva fra breve giudicarsi. Marciava celeremente Macdonald per unirsi a Moreau; Moreau mandava, come già fu detto, una squadra di Liguri sotto il governo di Lapoype a Bobbio, perchè servisse di scala alla congiunzione. Egl'intanto si apparecchiava a sboccare con tutto il suo esercito dalla Bocchetta per andar all'incontro di Macdonald. Suwarow marciava a gran passi da Torino per trovare o Moreau o Macdonald innanzi che fra di loro si fossero congiunti.
Erasi Macdonald, dopo i fatti d'armi combattuti contro Hohenzollern, condotto in Piacenza, nella quale era entrato il dì 15 di giugno. Quindi gli si era accostato Victor, che, mandato da Moreau ad ingrossare l'esercito del compagno, era arrivato al suo destino. Macdonald, volendo prevenire il nemico e romperlo prima che fosse fatto più grosso, nè forse sapendo che Suwarow già fosse arrivato con l'esercito sul campo, incominciava la guerra. Trovavasi il generale tedesco Otto, come antiguardo, alloggiato fra la Trebbia ed il Tidone. In questo antiguardo urtando Macdonald, lo sforzava a ritirarsi, a passar il Tidone ed a correre fino a Castel San Giovanni, inseguendolo passo passo i cavalleggieri della repubblica. Ma Otto, indietreggiando, aveva fatto abilità alle prime genti di Suwarow d'arrivare correndo in suo soccorso; imperciocchè primamente Melas, udito il pericolo di Otto, aveva celeremente spinto avanti la schiera di Froelich, che sostenne la impressione dei Franzesi; poscia sopraggiunse opportunamente la vanguardia russa, e tutte queste genti insieme unite fecero un tale sforzo che i repubblicani, quantunque con molta costanza contrastassero, furono rincacciati sulla destra del Tidone. Sopraggiunse la notte: cessavasi per poche ore dagli sdegni e dalle ferite. Erano i due eserciti separati dal torrente Tidone.
Avevano i due forti capitani della repubblica e dell'impero preparato, durante la notte, i soldati loro alla battaglia: erano le due parti ostinate alla vittoria o alla morte. Comandava Suwarow a' suoi che venissero in sul primo scontrarsi all'arma bianca, non dessero quartiere a nissuno e scannassero gridando urrà, urrà. Ma nel fatto i soldati mostrarono maggiore umanità del loro generale. Era l'esercito repubblicano schierato sulla sinistra della Trebbia, più vicino a questo fiume che al Tidone. Dalla parte sua Suwarow aveva ordinato l'esercito per guisa che fosse diviso in quattro parti. Passato il giorno 18 di giugno il Tidone a guazzo, venivano avanti gli alleati ad affrontare i repubblicani, che stavano preparati a ricevere l'urto loro. Avevano i primi fatto pensiero di urtare principalmente la sinistra del nemico; Bagrazione guidava la vanguardia; ma, essendo la campagna piena di fossi e di siepi, non arrivava se non tardi al cimento. I Franzesi, vedutolo a venire, impazienti di aspettarlo, si scagliarono furiosamente contro di lui. L'impeto loro fu tale che già i soldati del principe si crollavano e sarebbero anche andati in rotta s'ei non fosse stato presto a soccorrerli, ordinando una fortissima carica di cavalleria. Ne seguitò che non solo la fortuna della battaglia si ristorò dal canto degli alleati, ma ancora i Franzesi erano rincacciati fino agli alloggiamenti loro. Il quale accidente veduto da Macdonald, mandava alcuni reggimenti di Victor che frenarono Bagrazione, e facevano di nuovo piegare la fortuna in loro favore. In questo punto Rosemberg muoveva Schweicuschi in soccorso di Bagrazione, e per l'impeto di tante genti si attaccava in questa parte un'asprissima battaglia che durò molte ore. Al tempo stesso Forster con la sua vanguardia, composta massimamente di Cosacchi e di uno squadrone austriaco, si attaccava con la vanguardia repubblicana, e, dopo un ostinato conflitto, la sforzava a piegare. Sopravvenne il colonnello Lawarow con alcune compagnie, ed urtando a forza la vanguardia franzese che già si ritirava, la ruppe. L'impeto delle genti rotte, che disordinate urtarono nel centro dei repubblicani, lo scompigliarono, sforzandolo a ritirarsi, acremente perseguitato, oltre la Trebbia.
Macdonald, che vedeva che in questo fatto andava la fama propria e la fortuna della battaglia, rannodò i suoi di nuovo, facendo in questo tutte le veci di capitano esperto, valoroso e forte. Indi, bene ordinato e di nuovo confidente, marciava al riscatto della battaglia. Ne sorse una mischia molto feroce: Forster era molto pressato, e sarebbe eziandio stato vinto se Froelich, veduto il caso, non gli avesse mandato nuove genti in soccorso. Questo avviso di Froelich ristorò la pugna dalla parte degli alleati; la fortuna si pareggiava. Sulla destra dei Franzesi, cioè verso il Po, si combatteva anche egregiamente per la repubblica e per l'impero. Così durò lunga pezza la battaglia, succedendo molto strazio e molte morti da ambe le parti. Vinse finalmente la fortuna dei confederati, che prevalevano di fanterie e di cavalleria. Fu rotto Dambrowski sulla sinistra, Macdonald sul centro, Olivier sulla destra: tutti furono obbligati a cercar ricovero, straziati dalle ferite e bruttati di sangue, sulla destra della Trebbia. Era il campo di battaglia orrido e doloroso a vedersi: in ogni parte uomini e cavalli morti o moribondi; in ogni parte gemiti e spaventi; in ogni parte armi e munizioni rotte e sparse; gli arbusti gocciavano, la Trebbia menava sangue. Sopraggiunse la notte, che rinvolse nelle sue ombre la miseranda strage, gli sdegni ancor vivi delle tre forti schiatte, e la cupidigia non ancora satolla d'umano sangue.
Era intento di Suwarow d'ingaggiare il seguente giorno una nuova battaglia, perchè voleva rompere del tutto quella testa di repubblicani innanzi che Moreau gli romoreggiasse alla spalle. Pensava medesimamente Macdonald, per la sua pertinacia insolita ad esser vinta od a piegarsi, di assaltare alla nuova luce quel nemico che già per due volte aveva tentato con tanto danno de' suoi e con sì poco frutto.
Intanto le sorti di Francia in Italia andarono in precipizio. Risolutosi Macdonald a non aspettare di essere assaltato, ma ad assaltare, muoveva alle 11 della mattina del 19 di giugno le sue genti contro l'esercito imperiale. Era l'ordinanza dei due nemici la medesima che ne' giorni precedenti. Con singolare intrepidezza passarono i repubblicani la Trebbia, ancorchè fossero aspramente bersagliati dalle artiglierie nemiche sì grosse che minute, principalmente da quelle che ferivano a scaglia. Nissuno creda che maggior valore nelle più aspre battaglie si sia mostrato mai di quello che in questa mostrarono e Franzesi, e Polacchi, e Russi, ed Austriaci. Senza scendere ai particolari è da notare che bene fu combattuta questa battaglia dalle due ale dell'esercito franzese sul principio, male sulla fine; il che fu cagione che se esse si ritirarono intiere sulla destra della Trebbia, la mezza vi si ricoverò fuggendo disordinata e rotta.
Avevano i Franzesi passato il fiume, ed essendosi ordinati sulla sponda sinistra assaltavano con l'antiguardo loro il nemico: ma questi, bravamente resistendo, li rincacciava. Venuta la seconda fila repubblicana in soccorso della prima, rinfrescava la battaglia, che fra breve divenne orribile. Impazienti l'una parte e l'altra di combattere di lontano, vennero tosto alle prese con le baionette: fu quest'urto tanto micidiale sostenuto quindi e quinci con un valore inestimabile. Quando pei cadenti, feriti o morti qualche spazio vuoto appariva nelle file, i viventi vi si gettavano e facevano battaglia con le sciabole, e quando non potevano con le sciabole, la facevano coi graffi, coi morsi e coi cozzi. Non fu questa battaglia generale, ma miscuglio di duelli fatti corpo a corpo, nè si vedeva chi avesse ad essere il primo a ritirare il passo. Ma mentre la fortuna stava per tale modo in pendente, ecco arrivare a corsa un reggimento di Tedeschi che diede animo ai Russi, lo scemò ai Franzesi; caricando e smagliando la cavalleria che fiancheggiava la schiera di Montrichard. Un reggimento di fanti leggieri, preso spavento da questo accidente, cesse fuggendo disordinatamente; la fuga e lo scompiglio invasero tutta la schiera, nè Montrichard ebbe potestà di rannodarla, malgrado che se ne desse tanto pensiero e molto vi si sforzasse. La rotta di Montrichard fu cagione del doversi ritirare Victor; perchè Suwarow, accortosi della favorevole occasione, che la fortuna ed il valore de' suoi gli avevano aperta, si cacciava dentro ai luoghi abbandonati col suo corpo di riserbo, ed assaliva il generale franzese per fianco. Pensò allora Victor al ritirarsi sulla destra riva, e il fece ordinatamente, per quanto quell'accidente improvviso il comportava. Così tutta la mezza dei repubblicani, parte rotta intieramente, parte poco intera e fieramente seguitata dalla cavalleria nemica, si era ritirata a salvamento oltre quel fiume che con tanta speranza di vittoria aveva poche ore prima passato.