Che tutti gli ecclesiastici, non in cura d'anime, dovessero concorrere alla comune difesa colle loro persone, e si ordinassero in corpo per tenere certi posti, onde le schiere de' secolari potessero meglio ed in maggior numero travagliarsi nelle fazioni alla campagna.

Viveva ancora nella nazione corsa, se non in tutti, certamente ne' più, quando il suo supremo magistrato ordinò queste cose, quell'acceso spirito, per cui per tanti anni aveva a Genova contrastato ed ora la spingeva a resistere alla Francia. I fatti forse le divenivano contrarii, ma con estremo ardore all'estremo cimento si andava preparando. Per la qual cosa di buon grado accettò le sovrane deliberazioni; nissuno si ristette; chi per l'età poteva, chi per l'esempio, tutti davano l'opera loro prontissimamente. I guerrieri, nel corso abito involti e dal corso valore spinti, calpestavano il suolo verso le terre sopra di cui il nemico insisteva, e ferocemente le armi brandivano. I vecchi, i decrepiti stessi, in quell'estremo pericolo della Corsica, parevano rinvigorirsi, e le membra, che ormai abbisognavano più di riposo che di travaglio, esercitavano alle opere faticose da lungo tempo dismesse. Le donne ancora non isgomentatesi, anzi incoraggitesi a quello aspetto terribile delle cose, quai novelle Amazzoni, alcune in femminili vesti avvolte, altre accinte in abito virile, qua e là armate correvano, e cogli uomini gareggiavano di coraggio e di furore. I fanciulli stessi, che fin dalla culla aveano succiato rabbia contro Genova, ora, voltandola contro la Francia, davano a conoscere, negli esercizii militari travagliandosi coll'armi, che i germi, non che le piante adulte, erano di quel vitale succo imbevuti e pregni.

Mentre così la Corsica tutta si commoveva e si avventava coll'armi, e in sè medesima forte strepitava in ogni parte di grida, giunsero nuove che il conte di Vaux, generalissimo di Francia, era ai 2 di aprile arrivato in San Fiorenzo, e che genti sopra genti, armi sopra armi, nel medesimo porto ed in Bastia ed in Calvi, sbarcava sulla terra corsa, sbarcava grandissimo apparecchio d'uomini valorosi e bene ordinati contro uomini infiammati e cui muoveva piuttosto la volontà propria che la regolata disciplina. La causa della famosa isola era urtata da urto possente, e se non la salvavano le montagne, gli stretti passi e la longanimità di gente povera e al poco contenta, sembrava impossibile che a così grande sforzo reggere potesse.

Ai gravissimi avvisi che i Franzesi cotanto ingrossavano la guerra, Paoli insorse, ed a quella estrema pruova gli animi dispose e le armi. Già si vedeva che se una forza soprabbondante il chiamava a ruina, non da vile, ma da forte perire voleva, e volta la mente alla posterità, nella posterità si consolava.

Trasse Paoli fuori il terzo della nazione, ed ordinò che gli altri due stessero pronti al muoversi; i volonterosi compagni schierando e ponendo in ordine a Casinca ed in altri luoghi di frontiera, donde sboccando i Franzesi potevano far impeto. Li raccolse alle insegne; ne fece rassegna e mostra, ed aveano sembianza di soldati provati, non fatti tumultuariamente. In quel momento istesso gli attillati e odorosi vagheggioni delle famose città di Francia e d'Italia marciavano in femminili e molli tresche, e forse dei pecorai di Corsica si burlavano; ma i buoni europei guerrieri ammiravano quelle alte anime, e molti, allettati dal portentoso grido, fra gli altri lord Pembroke, furono presenti alla mostra solenne, ed a quei devoti uomini auguravano sorte felice.

Dall'altra parte il capitano franzese che voleva essere mutatore di quello stato, uscito ancor esso a campo fuori di Bastia, aveva raccolto i suoi sulla spiaggia di San Nicola, e gli andava ordinando alle vicine battaglie. Stupivano che rozzi paesani si fossero posto in animo di resistere ad una Francia.

Grande arte, grande perizia mostrò de Vaux. Allievo di Maillebois, e, come egli, esercitato nelle guerre di Corsica, i luoghi sapeva, e conosceva le forti e le deboli parti del nemico. Reggeva meglio di ventidue mila soldati, ben provveduti d'ogni cosa alle militari fazioni confacente, e più ancora di coraggio. Accampossi col grosso dell'esercito ad Oletta, colla sinistra appoggiata alla bassa Tuda, e colla destra, distendendosi verso la regione più piana, accennando a San Fiorenzo. Le due ali erano, l'una sotto il governo del marchese di Arcambal, che teneva la destra, l'altra dal conte di Marbeuf, che stava sulla sinistra, quella per ispazzare il paese verso le parti superiori del Nebbio, questa per sottometterlo dalla parte di Borgo e Mariana verso la costa marittima. Una schiera appartata, retta dal signor di Narbona, aveva posto l'alloggiamento a Monte Nebbio, vicino a Borgognano, per tenere in freno i Corsi dell'Oltremonte. Col medesimo intento un altro corpo col marchese di Luker stava a sopraccapo di Montemaggiore, Calenzano e Rapalle per fare che i Corsi della Balagna accorrere non potessero in aiuto di Paoli.

I Corsi, disposti a mettersi alla stretta dei fatti d'armi, s'erano ordinati a fronte dell'esercito franzese di maniera che sulla sinistra loro, partendo da San Pietro, San Gavino e Sorio, terre del Nebbio, e procedendo verso la destra, si distendevano, passando per Olmetta, fino a Borgo in poca distanza da Mariana. Il principale loro sforzo era in Olmetta, ed era creduta il più stabile fondamento della loro resistenza una catena di monti, le cui sommità avevano con trincee ed artiglierie fortificate, e che corrono da Val di Bervinco al monte Tenda. Paoli ed il suo fratello Clemente alloggiavano in Murato, punto medio di tutta la circonferenza, e che avevano voluto fortemente presidiare, perchè di là potevano vedere, sopravvedere e provvedere subitamente quanto occorresse. Saliceti, Cottoni, Serpentini ed altri valorosi capi li secondavano chi sull'ala destra e chi sulla sinistra. E a questo modo i due campi nemici stavano a petto l'uno dell'altro.

De Vaux conosceva che, per meglio dispensare l'ordine della guerra, e più facilmente rompere il renitente nemico, fosse maggior profitto salire sino a Corte, perchè essendo quella città metropoli del regno, e situata verso i sommi gioghi, fra il Cismonti e l'Oltramonti, l'acquistarla avrebbe dato, siccome giudicava, spavento ai Corsi, e nel medesimo tempo procurato facilità per iscendere nell'Oltramonti sopra Aiaccio. A questo aveva fermo l'animo ed indirizzava i suoi pensieri; ma per condurgli ad effetto, aveva a fare con Corsi, con fiumi e con montagne, se non che il confortavano l'animo suo forte, l'uso di guerra che aveva ed il valore de' suoi soldati.

Andando il dì 5 di maggio, si moveva alla fazione, ed in cotal modo il fece. Principale suo intendimento era di guadagnare le alture di San Nicolao, donde, si accenna sulla sinistra a Bigorno, e quindi al basso Golo sulla destra al monte Tenda, superato il quale acquistava l'adito a Ponte Nuovo sul Golo, e più lungi, passato il fiume, a Corte. Credeva che per questa via il nemico fosse più agevole ad essere fracassato. Ordinò primieramente, per tenerlo in inganno di quanto ei volesse fare, che Arcambal e Marbeuf, colla parte delle genti che avevano in custodia, facessero un gran tempestare sulle due estremità. Stimando poi che i Corsi accampati a Sorio, San Gavino e San Pietro potessero, infestando l'ala destra, turbare i movimenti ed interrompere le strade per San Fiorenzo, aveva dato ordine che sui luoghi più opportuni si assettassero fortificazioni estemporanee e si munissero d'artiglierie.